Bianca Censori cambia fase: Basta ossessione per la nudità, ora scelgo io
Bianca Censori racconta di aver chiuso con la fase della nudità estrema, definendola parte di un percorso artistico ormai concluso. L’architetta australiana parla di scelte personali, lavoro condiviso con Kanye West e di una nuova fase più riservata.
Bianca Censori è da tempo una figura che divide e incuriosisce. Architetta, designer e modella, è finita sotto i riflettori tanto per il lavoro creativo quanto per il matrimonio con Kanye West. A far parlare più di tutto, però, sono stati i suoi outfit ridotti al minimo, diventati una costante delle sue apparizioni pubbliche.
In una recente intervista l’artista australiana, oggi 31enne, racconta di aver vissuto per anni una vera fissazione per la nudità. Dice di aver mostrato sempre la stessa immagine, ripetuta senza pause, come parte di un percorso preciso. Per lei non si trattava semplicemente di togliere i vestiti, ma di un’estensione diretta del suo lavoro visivo e della sua identità creativa.
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Quando posa per progetti grafici o servizi fotografici, spiega, non considera quelle immagini come esposizione del corpo in senso comune. Le definisce parte dell’opera, un linguaggio. In quel periodo, racconta, essere nuda ovunque non rappresentava una provocazione studiata a tavolino, ma qualcosa che sentiva naturale e coerente con la sua ricerca.
Un momento simbolico di quel percorso è stato il red carpet dei Grammy 2025, dove si è presentata completamente nuda accanto al marito. Oggi lo descrive come l’atto finale di un processo durato anni. Dopo quell’evento, afferma, quella fase poteva dirsi chiusa. Nello stesso periodo il suo nome è risultato tra i più cercati al mondo su Google, un dato che legge come prova di quanto il silenzio e il mistero possano pesare più delle parole.
Sulle critiche legate a possibili pressioni esterne, è netta. Sostiene di non aver mai fatto qualcosa contro la propria volontà. Gli abiti – o la loro assenza – nascevano da un lavoro condiviso con il marito, ma sempre su base collaborativa. Nessuna imposizione, ribadisce, solo scelte concordate all’interno di un progetto comune.
Adesso dice di sentirsi diversa, più riservata e meno interessata allo shock visivo. Non le pesa il giudizio degli altri. Preferisce seguire il proprio istinto e lasciare che il suo percorso venga compreso, o meno, con il tempo. Al centro restano la libertà personale e la possibilità di esprimersi fino in fondo attraverso il proprio lavoro.