Sequestro Cristina Mazzotti, fermato Giuseppe Calabrò dopo l'ergastolo: timore di fuga

Il fermo è scattato nella notte dopo la condanna all’ergastolo. Gli inquirenti temono che l’uomo possa fuggire grazie a legami con la criminalità organizzata.

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Giuseppe Calabrò è stato fermato dalla Squadra Mobile di Milano a poche ore dalla condanna all’ergastolo. L’uomo, ritenuto uno dei responsabili del sequestro e dell’uccisione di Cristina Mazzotti, era ancora in libertà nonostante la sentenza di primo grado.

Il provvedimento è arrivato nella notte, su disposizione della magistratura, per il rischio concreto che Calabrò potesse sottrarsi alla giustizia. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe potuto contare su una rete di appoggi legata alla criminalità organizzata calabrese, con contatti attivi tra Nord e Sud Italia.

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La condanna è stata pronunciata il 4 febbraio dalla Corte d’Assise di Como. I giudici hanno inflitto l’ergastolo per l’omicidio aggravato della giovane, rapita il 1° luglio 1975 a Eupilio, in provincia di Como, uno dei casi più drammatici della stagione dei sequestri di persona.

Dopo il rapimento, Cristina Mazzotti fu tenuta prigioniera in condizioni estreme. Venne rinchiusa in una buca nel territorio di Castelletto Ticino, senza aria né possibilità di muoversi, sottoposta a forti dosi di farmaci che ne provocarono la morte.

Il decesso avvenne a Galliate, nel Novarese. Le indagini e il processo hanno ricostruito il ruolo di Calabrò all’interno del commando responsabile del sequestro, portando, a distanza di quasi cinquant’anni, alla condanna più severa prevista dall’ordinamento.