Cecchini a Sarajevo, un italiano indagato dopo 30 anni: chi è il camionista

La riapertura dell’inchiesta sui cecchini di Sarajevo riporta sotto i riflettori un camionista friulano di 80 anni, indagato per omicidio dopo tre decenni. Nel suo paese cresce l’attesa per l’interrogatorio fissato a Milano.

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Da ore la sua abitazione a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, è circondata da troupe televisive e cronisti. L’uomo, un camionista di 80 anni, è indagato per omicidio volontario continuato e aggravato nell’ambito della nuova inchiesta sui cecchini che durante l’assedio di Sarajevo sparavano sui civili.

Nonostante la pressione mediatica, l’anziano ha scelto il silenzio. Nessuna dichiarazione, nessun commento. Lo stesso atteggiamento riservato che si respira nel piccolo centro friulano, dove l’attenzione è tutta concentrata sull’interrogatorio in programma lunedì davanti al magistrato milanese che coordina l’indagine.

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Secondo quanto emerge dagli atti, l’uomo sarebbe finito sotto inchiesta per racconti fatti nel tempo a conoscenti, nei quali avrebbe parlato di una vera e propria “caccia all’uomo”. Parole che, raccolte da testimoni, hanno contribuito a riaprire un capitolo rimasto per anni ai margini delle indagini ufficiali.

La procura di Milano ha affidato gli accertamenti al Ros dei Carabinieri. In Friuli Venezia Giulia l’attività investigativa si è concentrata esclusivamente sull’abitazione dell’indagato, dove sono state sequestrate alcune armi, tutte regolarmente detenute. Al momento non risultano altre persone della regione iscritte nel registro degli indagati.

Le verifiche, finora, non hanno coinvolto né Trieste né l’area della Carnia. Gli investigatori non escludono però che l’elenco degli indagati possa ampliarsi. Alcuni nomi sarebbero ancora al vaglio, ma si tratterebbe di soggetti residenti in altre zone del Centro-Nord.

La storia dei cosiddetti “safari” a Sarajevo non è nuova. Durante la guerra, nella capitale bosniaca, circolavano già voci su stranieri disposti a pagare per sparare sui civili assediati. Un tema che nel tempo è rimasto ai margini, ma mai del tutto dimenticato.

A riportarlo nero su bianco fu lo scrittore ed editore Luca Leone, profondo conoscitore della Bosnia, che nel 2014 pubblicò il libro I bastardi di Sarajevo, poi riproposto alcuni anni dopo. In quelle pagine denunciava l’esistenza di gruppi di stranieri, anche italiani, coinvolti in queste spedizioni.

Leone tornò sull’argomento nel 2022, in occasione dell’uscita del documentario “Sarajevo Safari”, spiegando come giornalisti e cittadini della città assediata fossero a conoscenza di questi episodi. Secondo le testimonianze raccolte, persone provenienti da diversi Paesi europei pagavano ai checkpoint dei paramilitari serbi per trascorrere fine settimana armati, sparando sulla popolazione.

La svolta giudiziaria è arrivata alcuni mesi fa, quando il giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni ha presentato un esposto alla procura di Milano. Da lì l’apertura formale dell’inchiesta e l’avvio delle indagini che oggi hanno riportato alla luce fatti risalenti a oltre trent’anni fa.