Corea del Nord, pena di morte per chi guarda Squid Game o ascolta K-pop

La Corea del Nord punisce con lavori forzati ed esecuzioni chi consuma serie, musica o video sudcoreani. Testimonianze di fuggitivi raccontano un sistema repressivo dove guardare Squid Game o ascoltare K-pop può costare la vita.

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Guardare una serie televisiva o ascoltare una canzone può diventare un crimine capitale. In Corea del Nord il consumo di contenuti provenienti dalla Corea del Sud viene trattato come una minaccia politica e punito con pene che arrivano fino alla condanna a morte.

È quanto emerge da 25 interviste realizzate con cittadini nordcoreani fuggiti all’estero. I racconti descrivono un sistema repressivo in cui serie come Squid Game, musica pop sudcoreana e altri prodotti culturali sono equiparati ad atti sovversivi.

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Secondo diverse testimonianze, anche studenti delle scuole superiori sarebbero stati giustiziati per aver guardato serie televisive vietate. Un caso viene collocato nella provincia di Yanggang, mentre un altro era già emerso anni fa nella regione del Nord Hamgyong. Episodi avvenuti in aree diverse che fanno pensare a esecuzioni multiple legate allo stesso tipo di accusa.

Il controllo non colpisce tutti allo stesso modo. Chi dispone di denaro o contatti riesce spesso a evitare il processo pagando funzionari corrotti. Le famiglie più povere, invece, subiscono le pene più dure: lavori forzati per anni o internamento nei campi di “rieducazione”.

La musica straniera è considerata particolarmente pericolosa. Il K-pop è sorvegliato con attenzione e anche band di fama mondiale vengono citate nei racconti dei fuggitivi. In alcune province, adolescenti sorpresi ad ascoltare questi brani sono stati arrestati e sottoposti a indagini già a partire dal 2021.

Una donna scappata dal Paese nel 2019 racconta che la punizione dipende quasi sempre dal denaro disponibile. Per evitare i campi, alcune famiglie arrivano a vendere la casa e raccogliere tra i 5 e i 10 mila dollari. Chi non può pagare finisce nei circuiti penali più duri.

Un giovane di 28 anni riferisce di essere stato sorpreso più volte a guardare serie sudcoreane senza subire conseguenze grazie alle sue conoscenze. Al contrario, tre amiche di sua sorella, accusate dello stesso reato alla fine degli anni Dieci, furono condannate a lunghi periodi di lavori forzati perché le famiglie non avevano risorse.

Le esecuzioni pubbliche vengono utilizzate come strumento di intimidazione. Testimoni raccontano di piazze gremite, con decine di migliaia di persone costrette ad assistere alle uccisioni per presunta diffusione di media stranieri. In alcuni casi anche studenti minorenni venivano portati a vedere le esecuzioni come forma di “educazione ideologica”.

Il quadro repressivo è sostenuto dalla legge del 2020 contro il “Pensiero e la cultura reazionari”. La norma definisce i contenuti sudcoreani come “ideologia marcia”: la semplice visione può costare da 5 a 15 anni di lavori forzati, mentre la distribuzione o la visione collettiva prevedono pene ancora più severe, fino alla pena capitale.