Epstein, il mistero della figura arancione davanti alla cella e le falle nella notte della morte

Nuovi atti federali riaprono i dubbi sulla morte di Jeffrey Epstein nel carcere di Manhattan. Un’immagine mai chiarita dalle telecamere e versioni contrastanti dei fatti mettono in discussione la ricostruzione ufficiale.

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La versione ufficiale sulla morte di Jeffrey Epstein torna sotto pressione. Documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense rivelano incongruenze finora poco note su quanto accaduto nel carcere di massima sicurezza di Manhattan tra il 9 e il 10 agosto 2019.

Al centro delle nuove carte c’è un dettaglio mai chiarito: una sagoma arancione ripresa dalle telecamere interne mentre si muove verso il Livello L, l’area isolata dove Epstein era detenuto. L’orario annotato nei registri è le 22:39, poche ore prima del ritrovamento del corpo.

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Le immagini sono sfocate, ma per l’Fbi quella figura potrebbe essere un detenuto accompagnato. Una lettura che non coincide con la conclusione dell’Ufficio dell’Ispettore Generale, secondo cui si tratterebbe invece di un agente con biancheria o lenzuola di colore arancione.

Una spiegazione che lascia perplessi diversi operatori penitenziari ascoltati dagli inquirenti. Secondo le loro dichiarazioni, la distribuzione della biancheria non avveniva di notte e l’accesso solitario a quell’area avrebbe violato i protocolli di sicurezza.

I documenti fanno luce anche sulla condotta dei due agenti incaricati della sorveglianza, Tova Noel e Michael Thomas. I controlli ogni 30 minuti non furono eseguiti, così come i conteggi previsti alle 3 e alle 5 del mattino.

Gli investigatori ritengono che entrambi si siano addormentati e abbiano poi alterato i registri per coprire l’assenza di vigilanza. Le accuse di falsificazione sono nate proprio dall’analisi delle discrepanze tra orari e testimonianze.

Particolarmente confusa risulta la versione di Michael Thomas sul ritrovamento del corpo, avvenuto intorno alle 6:30. In un primo momento l’agente ha detto di aver staccato Epstein dalla posizione in cui era appeso, salvo poi dichiarare di non ricordare di aver rimosso il cappio.

Il nodo è rilevante perché il laccio recuperato nella cella è stato giudicato incompatibile con i segni sul collo della vittima. Un dettaglio che ha alimentato ulteriori interrogativi sulla dinamica della morte.

Nonostante i limiti delle telecamere, che non coprivano interamente l’area, e la scarsa qualità dei filmati, l’ufficio del medico legale di New York classificò il decesso come suicidio poche ore dopo aver visionato i nastri.

Una decisione definita anomala da diversi esperti forensi, anche perché il corpo fu rimosso prima di un esame completo della scena. Il patologo Michael Baden, consulente della famiglia, ha più volte sostenuto che lo spostamento del cadavere impedisce di stabilire con precisione l’orario della morte.

Le nuove carte non forniscono una ricostruzione alternativa definitiva, ma mostrano una sequenza di errori, omissioni e versioni contrastanti che continuano a rendere opaca la notte in cui Epstein è morto in carcere.