Europa impreparata a un attacco russo: cosa mostra la simulazione militare
Le difese europee non sarebbero pronte a un’azione militare russa nel breve periodo: una simulazione strategica e valutazioni di esperti indicano che Mosca potrebbe muovere grandi forze entro un anno, mentre l’Occidente rischia ritardi e divisioni.
L’Europa potrebbe trovarsi davanti a una crisi militare con la Russia molto prima del previsto. Una simulazione strategica svolta a dicembre e resa nota ora descrive un quadro di difesa fragile, con tempi di reazione giudicati troppo lenti rispetto alla capacità russa di concentrare truppe e mezzi.
Secondo diverse valutazioni riportate dalla stampa internazionale, Mosca ha già rafforzato armamenti strategici e presenza lungo i confini della NATO. L’ipotesi che un’incursione in territorio alleato possa avvenire non tra anni ma nel giro di mesi viene considerata più concreta, anche alla luce delle tensioni politiche tra Europa e Stati Uniti su vari dossier.
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Il ministro della Difesa dei Paesi Bassi, Ruben Brekelmans, ha indicato che la Russia potrebbe essere in grado di spostare grandi quantità di truppe entro un anno. Il Cremlino avrebbe convertito parti rilevanti del sistema produttivo a un’economia di guerra, con programmi di riarmo e reclutamento che superano le sole esigenze del fronte ucraino.
Tra le aree ritenute più esposte figurano le repubbliche baltiche – Lituania, Lettonia ed Estonia – ma anche isole nel Mar Baltico, zone della Polonia e l’estremo nord di Norvegia e Finlandia. Viene considerato possibile anche un attacco a infrastrutture strategiche europee, inclusi porti e reti critiche.
Una delle esercitazioni più discusse è stata organizzata dal quotidiano tedesco Die Welt insieme a un centro di wargaming legato all’Università delle forze armate tedesche. Lo scenario, ambientato nell’ottobre 2026, simulava un’azione russa in territorio lituano e ha coinvolto ex alti funzionari, militari ed esperti di sicurezza.
La simulazione prevedeva un pretesto umanitario legato all’enclave russa di Kaliningrad per giustificare l’ingresso di forze di Mosca nella città lituana di Marijampole, nodo stradale cruciale vicino al corridoio di Suwalki. La narrativa dell’intervento come operazione di soccorso avrebbe rallentato la reazione occidentale.
Nello scenario, gli Stati Uniti non attivavano l’articolo 5 dell’Alleanza, mentre la Germania risultava incerta e la Polonia, pur mobilitando truppe, evitava di superare il confine. La brigata tedesca già schierata in Lituania restava bloccata anche a causa di mine posate con droni sulle vie di accesso.
Secondo i partecipanti, la deterrenza non dipende solo dai mezzi ma dalla percezione della volontà politica. Nel gioco di guerra, la convinzione che Berlino avrebbe esitato è bastata a permettere alla “squadra rossa” di ottenere i propri obiettivi in pochi giorni, impiegando una forza iniziale di circa 15 mila uomini.
Tra gli effetti collaterali ipotizzati figurano attacchi informatici contro servizi bancari online e bancomat, oltre a campagne di disinformazione mirate a generare incertezza nella popolazione. Viene però ricordato che, nella realtà, l’intelligence degli alleati potrebbe fornire segnali d’allarme utili a evitare uno sviluppo simile.
Analisti militari sottolineano che Mosca potrebbe puntare su operazioni rapide e limitate, mirate a ottenere posizioni difficili da riconquistare, evitando conflitti lunghi. In questo quadro, l’uso di coperture “umanitarie” e strumenti ibridi viene considerato un fattore chiave per mettere in difficoltà il processo decisionale dell’Alleanza.