Daniela Ruggi, il teschio nella torre e i sacchi neri: resti spostati e nuovi interrogativi sulla morte della 32enne
La scomparsa di Daniela Ruggi si complica dopo l’identificazione del teschio trovato a Vitrìola. Indagini, sopralluoghi e comportamenti sospetti alimentano il dubbio che il corpo sia stato spostato e che qualcuno sappia più di quanto ha detto.
L’identificazione del teschio ritrovato nella torre diroccata di Vitrìola non ha chiuso il caso di Daniela Ruggi. Al contrario, ha aperto una serie di interrogativi che spingono gli inquirenti a riconsiderare tempi e modalità della morte della donna scomparsa. Il Dna ha confermato che quei resti appartengono alla 32enne, ma del resto del corpo non c’è ancora traccia.
La torre si trova a poche centinaia di metri dalla casa di Daniela. Un luogo già controllato più volte dopo la denuncia di scomparsa, senza che fosse emerso nulla. Sei sopralluoghi ufficiali, tutti con esito negativo. Un dettaglio che pesa, perché oggi in quell’edificio sono stati trovati un teschio con ciocche di capelli e un reggiseno, elementi difficili da non notare.
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A rafforzare l’ipotesi che i resti non fossero lì fin dall’inizio ci sono alcune fotografie scattate nel marzo 2025 da un tecnico incaricato di valutare la struttura per lavori legati ai fondi Pnrr. In quelle immagini non compare né il teschio né l’indumento intimo. Per chi indaga, è possibile che qualcuno abbia portato i resti nella torre solo in un secondo momento.
Anche la posizione del teschio, inizialmente giudicata insolita perché appoggiata su una trave del tetto crollato, ha trovato una spiegazione. Gli escursionisti che hanno fatto la scoperta hanno ammesso di averlo raccolto da terra e spostato lì prima di lanciare l’allarme, alterando involontariamente la scena.
L’attenzione resta alta sui rapporti familiari della donna. In particolare su quelli con il fratello Alberto, con cui Daniela aveva avuto scontri durissimi, culminati in denunce per violazione di domicilio e lesioni. Subito dopo la scomparsa, l’uomo è entrato nell’abitazione della sorella e ha effettuato una pulizia profonda, portando via numerosi sacchi neri.
Alberto ha spiegato di aver eliminato solo rifiuti e materiale in decomposizione, parlando di una casa invivibile per il cattivo odore. Ha anche precisato di aver agito di giorno, senza nascondersi. Resta però il fatto che quelle operazioni sono avvenute prima dell’arrivo degli investigatori, con la possibile distruzione di elementi utili alle indagini.
Al momento l’uomo risulta indagato d’ufficio per maltrattamenti in ambito familiare. La sua posizione viene valutata insieme ad altri tasselli ancora mancanti, a partire dalla ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Daniela.
Un’immagine inedita ha offerto un ritratto diverso della vittima. A mostrarla è stato Domenico Lanza, detto “lo sceriffo”, che in passato aveva ospitato la donna per permetterle di lavarsi. Nella foto, recuperata dal suo telefono e restituita dagli inquirenti, Daniela appare sorridente, curata, lontana dall’idea di una persona isolata.
Lanza ha raccontato che Daniela voleva inviare quello scatto a qualcuno che stava frequentando. Un dettaglio che riporta al centro il cellulare scomparso della 32enne, mai ritrovato e ritenuto cruciale per capire con chi fosse in contatto e se abbia incontrato qualcuno la sera in cui è sparita.
Domenico Lanza, ancora formalmente indagato per sequestro di persona, continua a negare qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. Intanto, tra resti che sembrano comparsi dal nulla e oggetti mai ritrovati, il caso di Daniela Ruggi resta aperto e pieno di zone d’ombra.
Come è morta Daniela Ruggi