Spreco alimentare in Italia: ogni settimana buttati oltre 550 grammi di cibo a persona
L’Italia resta in testa alla classifica europea dello spreco alimentare domestico, con oltre mezzo chilo di cibo buttato ogni settimana per persona. I dati mostrano un calo rispetto al passato, ma il divario con gli obiettivi resta ampio.
Nel confronto europeo, l’Italia registra lo spreco domestico più elevato. Ogni cittadino getta in media 555,8 grammi di alimenti a settimana, superando Francia, Spagna, Paesi Bassi e Germania. Il dato colloca il Paese all’ultimo posto della graduatoria continentale.
La distanza con gli altri Stati è netta. Rispetto a francesi e spagnoli, ogni italiano butta circa 100 grammi di cibo in più ogni sette giorni. Le stime arrivano dal Cross country report 2025, diffuso in occasione della Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare.
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Il quadro non è immobile. Dal 2015 lo spreco settimanale pro capite è diminuito di quasi 100 grammi, passando da 650 agli attuali 555,8 grammi. La riduzione segnala una maggiore attenzione ai temi ambientali, ma non basta per centrare gli obiettivi fissati per il 2030.
Il traguardo indicato prevede di scendere a 369,7 grammi di cibo buttato a settimana per persona. Ai ritmi attuali, la distanza resta significativa e richiede ulteriori cambiamenti nelle abitudini domestiche.
Il fenomeno assume dimensioni ancora più ampie su scala globale. Secondo il Food Waste Index Report 2024, ogni anno vengono sprecate 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, circa un terzo della produzione mondiale. In media, ogni individuo getta quasi 80 chili di alimenti all’anno.
Il paradosso emerge nei numeri sulla fame. Mentre una parte consistente del cibo prodotto finisce nei rifiuti, oltre 670 milioni di persone nel mondo non hanno accesso a un’alimentazione sufficiente.
Lo spreco alimentare ha anche un peso ambientale rilevante. È responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di gas serra e assorbe un quarto dell’acqua dolce utilizzata in agricoltura. Se fosse uno Stato, sarebbe il terzo emettitore mondiale dopo Cina e Stati Uniti.
In Italia, la filiera zootecnica registra progressi sul fronte della sostenibilità, con riduzioni nei consumi idrici e nelle emissioni. Il nodo principale resta però a valle della produzione, tra distribuzione e consumo domestico, dove si concentra la maggior parte degli sprechi.