Quanti caffè al giorno? Rischi e benefici, ecco la soglia consigliata

Il caffè finisce simbolicamente sotto processo a Milano: assolto dall’accusa di nuocere alla salute, ma con un’indicazione chiara sui limiti di consumo quotidiano.

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Il verdetto è arrivato in serata, al termine di un dibattimento fuori dagli schemi ma basato su dati scientifici: il caffè non è pericoloso per la salute pubblica, a patto di non superare le tre tazzine al giorno. È l’esito del “processo al caffè” andato in scena alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano.

L’iniziativa ha preso le mosse da una domanda semplice e quotidiana, in una città dove ogni anno si consumano circa 800 milioni di tazzine, su un totale nazionale stimato in 35 miliardi. A promuovere l’evento è stato l’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Milano.

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A presiedere il processo simbolico è stato il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, dopo un inquadramento storico affidato a Elio Franzini, professore di Estetica all’Università Statale. In aula si sono alternati pubblico ministero, avvocati della difesa, un medico legale nel ruolo di perito e diversi esperti chiamati a testimoniare.

La Corte ha pronunciato l’assoluzione “perché il fatto non è stato dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio”, escludendo che il caffè rappresenti un pericolo per la salute collettiva. È stato quindi respinto anche il capo d’accusa che ipotizzava un rischio per la popolazione.

Nelle motivazioni, però, il giudice ha messo alcuni paletti. È stata ribadita la necessità di distinguere tra caffè e caffeina, evitando generalizzazioni. Il consumo eccessivo resta sconsigliato e, in linea con le indicazioni delle linee guida, è stata indicata una soglia orientativa di non oltre tre caffè italiani al giorno.

È emersa anche una differenza netta tra persone in buona salute e soggetti con patologie cardiovascolari o neurologiche, oltre a chi soffre di disturbi del sonno, per i quali la tolleranza può essere inferiore.

Il “processo” rientra in una serie di appuntamenti simili già organizzati in passato, durante i quali erano finiti idealmente sul banco degli imputati alimenti come latte, carne rossa, zucchero, sale e vino. L’obiettivo dichiarato resta quello di fornire informazioni concrete, lasciando ai cittadini e alla comunità medica il compito di orientare le scelte quotidiane.