Emanuele Filiberto ammette: L'esilio dei Savoia non fu mai davvero rispettato
Per decenni l’esilio dei Savoia è stato raccontato come assoluto. Oggi emergono ammissioni dirette su ingressi ripetuti in Italia, tra cene, viaggi brevi e saluti ufficiali, quando il divieto era ancora in vigore.
Per anni si è parlato di sospetti e racconti informali. Ora arriva una conferma esplicita. racconta che il divieto costituzionale imposto alla sua famiglia dopo il 1946 fu aggirato più volte, senza particolari ostacoli.
Il principe spiega che lui e il padre entrarono spesso in Italia per brevi soggiorni. Cene nei ristoranti, pranzi informali, spostamenti rapidi. «I carabinieri ci riconoscevano e ci salutavano», afferma, descrivendo situazioni quotidiane che contrastavano con il rigore previsto dalla legge.
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Il racconto trova riscontro in un episodio ricordato da. L’ex campione ha rievocato una visita ricevuta nel 1974 nel suo albergo di Trafoi da Vittorio Emanuele di Savoia e Marina Doria, in un periodo in cui l’ingresso dei discendenti maschi della dinastia era formalmente vietato.
Negli anni Settanta la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione era pienamente in vigore. Abolita solo nel 2002, stabiliva l’esilio dei Savoia come conseguenza del referendum istituzionale. Nonostante ciò, secondo le testimonianze, il confine fu attraversato più volte.
Emanuele Filiberto parla di viaggi in diverse zone del Paese, dalla Valle d’Aosta a Torino fino alla Sardegna. Episodi brevi, spesso legati allo sport o a incontri privati. «Non era un caso isolato», chiarisce, sottolineando che quelle presenze non passarono inosservate.
Nel racconto emerge anche un episodio aereo. Vittorio Emanuele avrebbe sorvolato l’Italia insieme al padre Umberto II, partendo da Ginevra. Il volo a bassa quota sopra Torino e Racconigi permise all’ex sovrano di rivedere luoghi simbolici, senza però atterrare.
Dal punto di vista del principe, alla base c’era una violazione precedente dei diritti familiari. Una convinzione che, a suo dire, renderebbe comprensibili quelle incursioni. La valutazione giuridica resta però diversa.
Il costituzionalista Mario Bertolissi ricorda che la norma non lasciava margini: se fermati, i Savoia avrebbero dovuto essere accompagnati alla frontiera. Nella pratica, aggiunge, il divieto era già da tempo tollerato e applicato con crescente elasticità.
Solo nel 2002 arrivò la modifica costituzionale che aprì al rientro ufficiale. Il ritorno formale avvenne nel marzo 2003 con l’atterraggio a Napoli, tra curiosità, proteste e grande attenzione mediatica. Un epilogo che, alla luce dei racconti odierni, arrivò dopo anni di rientri informali.