Sinner sotto esame dopo Melbourne: il limite nei match lunghi divide

La semifinale persa a Melbourne continua a far discutere. Dopo la maratona contro Djokovic, il rendimento di Jannik Sinner nei match lunghi è finito sotto la lente di ex giocatori e addetti ai lavori.

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La sconfitta di Jannik Sinner agli Australian Open 2026 non si è chiusa con l’ultima palla scambiata in semifinale. L’eliminazione contro Novak Djokovic, maturata al termine di una sfida durissima arrivata al quinto set, ha aperto un confronto acceso sul rendimento dell’azzurro quando le partite si trasformano in vere maratone.

Il duello con il serbo è durato oltre quattro ore e ha mostrato un progressivo calo di intensità da parte di Sinner, mentre Djokovic è riuscito a restare solido fino alla fine, guadagnandosi l’accesso alla finale di Melbourne, poi persa contro Carlos Alcaraz.

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Secondo una lettura tecnica emersa nel dibattito televisivo, il problema non sarebbe episodico. Il tennis di Sinner, basato su colpi potenti e ritmo elevato, fatica a mantenere la stessa efficacia quando lo scambio si prolunga e l’incontro si allunga oltre le tre ore.

L’ex tennista Laura Golarsa, intervenuta a Sky Tennis Club, ha spiegato come giocatori come Djokovic e Alcaraz, dotati di traiettorie più lavorate e maggiore varietà, riescano a gestire meglio la distanza, conservando energia e precisione nei momenti decisivi.

Nel caso di Melbourne, però, non sarebbe stato solo un fattore fisico o tattico. A pesare, secondo Golarsa, anche l’aspetto emotivo. Djokovic si è presentato in semifinale con meno pressione, mentre Sinner difendeva il titolo e portava addosso aspettative molto più alte.