Washington Post, maxi licenziamenti e tagli alle redazioni: svolta drastica per il quotidiano di Jeff Bezos
Il Washington Post avvia una drastica ristrutturazione con licenziamenti estesi e la chiusura di intere sezioni. La direzione parla di scelte necessarie per tornare ai conti in ordine, mentre la redazione teme un ridimensionamento irreversibile.
Una nuova ondata di licenziamenti investe il Washington Post. Mercoledì 4 febbraio la direzione ha informato il personale di cambiamenti imminenti, chiedendo ai dipendenti di non recarsi in redazione e convocando una riunione online di prima mattina per illustrare decisioni definite di ampia portata.
Dalle prime indicazioni interne emerge un ridimensionamento profondo. La sezione Sport sarebbe quasi del tutto smantellata, quella dedicata ai Libri cancellata, mentre il podcast quotidiano Post Reports verrebbe interrotto. Scelte che segnano una contrazione netta dell’offerta editoriale.
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I tagli colpiscono in modo particolare la redazione Metro, che segue Washington D.C. e l’area tra Maryland e Virginia. Anche la rete dei corrispondenti all’estero subirà una riduzione consistente, pur mantenendo attive alcune sedi internazionali considerate strategiche.
Le misure erano attese da settimane. La decisione iniziale di non inviare reporter alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina aveva già fatto emergere le tensioni interne. Dopo le proteste, la dirigenza ha corretto il piano prevedendo una presenza limitata di quattro giornalisti.
Alla base della ristrutturazione c’è l’obiettivo di riportare il Washington Post alla redditività. L’editore ha indicato una linea di concentrazione sugli affari politici e su poche altre aree prioritarie, riducendo investimenti su sport e copertura estera. Una strategia che ha spinto diversi team a rivolgersi direttamente al proprietario Jeff Bezos.
In una lettera firmata da cronisti che seguono la Casa Bianca, i giornalisti avvertono che un giornale focalizzato quasi solo sulla politica rischia di perdere qualità. Il lavoro quotidiano, spiegano, dipende dall’apporto delle redazioni locali, sportive e internazionali, e l’indebolimento di una parte finisce per pesare su tutte.
Il rapporto tra Bezos e la linea editoriale del quotidiano è sotto osservazione da tempo. Un anno fa il proprietario aveva indicato una nuova impostazione per la sezione Opinioni, ispirata a principi libertari, scelta che portò alle dimissioni del responsabile storico. Poco dopo arrivò anche la cancellazione di un editoriale di endorsement a Kamala Harris per le elezioni del 2024, con un’ondata di disdette tra gli abbonati.
Alcuni giornalisti, attuali ed ex, collegano le scelte più recenti al clima politico e ai rapporti tra Jeff Bezos e il presidente Donald Trump, considerando anche il peso di Amazon. L’ex direttore Marty Baron ha definito la giornata tra le più nere nella storia del giornale, parlando di problemi economici aggravati da decisioni sbagliate ai vertici.
Il sindacato interno avverte che la riduzione del personale, già diminuito di circa 400 unità negli ultimi tre anni, rischia di compromettere credibilità e influenza del quotidiano. Smantellare una redazione, sostengono i rappresentanti dei lavoratori, ha effetti diretti sulla capacità di informare e controllare il potere.