Jennifer Brady racconta il trapianto da donatore: Per operarmi ho dovuto aspettare che qualcuno morisse
Il rientro di Jennifer Brady nel tennis è passato da un intervento raro e da un’attesa durissima: per salvare il ginocchio ha dovuto ricevere cartilagine da un donatore deceduto, con la carriera appesa a una chiamata.
Per Jennifer Brady tornare a giocare non ha significato inseguire punti o classifiche, ma affrontare un problema fisico che rischiava di chiudere la sua carriera. L’ex numero 13 del ranking mondiale, finalista agli Australian Open 2021, ha ripercorso i mesi più complicati dopo un grave infortunio al ginocchio.
Il problema si è presentato nel 2023. All’inizio ha provato a convivere con il dolore, continuando ad allenarsi e a scendere in campo. Una soluzione temporanea che, col passare del tempo, è diventata insostenibile. Il ginocchio non rispondeva più e ogni tentativo di allenamento completo era fuori portata.
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La valutazione dei medici è stata chiara: non c’erano alternative semplici. L’unica strada possibile era un intervento complesso, fuori dall’ordinario. Brady si è così trovata davanti a una scelta drastica, che l’ha costretta a fermarsi e ad accettare un percorso chirurgico poco conosciuto.
L’operazione prevedeva un trapianto di cartilagine da donatore deceduto. Una procedura di cui non conosceva nemmeno l’esistenza. Il tessuto necessario viene prelevato da una persona morta di recente e sottoposto a test di compatibilità prima di poter essere impiantato.
Nel suo caso, nel ginocchio si era creato un vero e proprio vuoto nell’articolazione, una zona danneggiata che doveva essere riempita. L’ipotesi di prelevare cartilagine dal suo stesso corpo non la convinceva: temeva di compromettere altre parti sane e di ritrovarsi con nuovi problemi.
A rendere tutto ancora più difficile c’era il fattore tempo. Perché il trapianto potesse avvenire, il tessuto doveva essere “fresco”. Questo significava una cosa sola: attendere la disponibilità di un donatore compatibile dopo la sua morte.
Quando ha contattato lo studio medico, la spiegazione è stata diretta e brutale. L’intervento sarebbe stato possibile solo dopo il decesso di qualcuno. Una frase difficile da accettare, che ha reso evidente quanto il suo futuro sportivo dipendesse non solo dalla riabilitazione, ma anche da eventi fuori dal suo controllo.
Dopo l’operazione e il lungo recupero, la risposta del ginocchio è stata positiva. Brady oggi guarda di nuovo al campo con fiducia, consapevole di aver superato uno degli ostacoli più duri della sua carriera.