Fano, uccise i genitori in casa: Luca Ricci chiede scusa in aula e dice di non sapere perché lo fece

Nella notte tra giugno 2025 una villetta di Fano si trasformò in scena di un duplice omicidio familiare. In tribunale Luca Ricci ha parlato per la prima volta, chiedendo scusa e dicendo di non sapersi spiegare l’accaduto.

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Erano da poco passate le due quando, tra il 23 e il 24 giugno 2025, una villetta di via Fanella, a Fano, è diventata il luogo di un massacro. Giuseppe Ricci e Luisa Marconi sono stati uccisi dal figlio Luca: la donna strangolata, l’uomo colpito alla testa con un martello per almeno undici volte.

La mattina del 4 febbraio Luca Ricci ha preso la parola davanti ai giudici. Ha letto alcune frasi scritte a mano su un foglio, parlando a bassa voce e senza alzare lo sguardo. «Non ho un ricordo chiaro di quello che è successo. Ho riflettuto a lungo, ma non riesco a trovare una spiegazione per ciò che ho fatto», ha detto, chiarendo che l’assenza di memoria non è una giustificazione.

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Nel suo intervento ha riconosciuto il dolore causato alla famiglia. «So che le scuse non bastano e non potranno mai riparare il danno», ha affermato, rivolgendosi in particolare alla sorella, ai figli e alle persone a lui più vicine. Ha aggiunto di essere consapevole delle conseguenze e di non volersi sottrarre alla pena che verrà stabilita.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, all’origine del delitto ci sarebbe una difficoltà economica. Luca Ricci avrebbe dovuto trovare circa 14mila euro per evitare lo sfratto dalla casa dei genitori, somma che non sarebbe riuscito a recuperare. Un peso che, per gli inquirenti, avrebbe contribuito a far esplodere la violenza.

L’imputato aveva già confessato il duplice omicidio nelle fasi precedenti del procedimento. Le dichiarazioni lette in aula, hanno spiegato i suoi avvocati Luca Gregori e Alfredo Torsani, non sono state concordate con la difesa e sono arrivate in modo spontaneo.

I legali hanno descritto Ricci come una persona chiusa e poco incline a parlare, rimasta in silenzio per gran parte del processo. «Quello che ha detto oggi rispecchia il suo modo di essere», hanno riferito, aggiungendo che il loro assistito mostra un profondo pentimento, percepibile anche in aula.