Referendum giustizia, respinti gli emendamenti delle opposizioni: niente voto ai fuori sede

La Camera respinge le proposte delle opposizioni sul voto ai fuori sede al referendum sulla giustizia. Stop anche agli sconti per gli spostamenti. Proteste in Aula e accuse al governo di chiusura politica.

referendum giustizia

L’Aula della Camera ha detto no agli emendamenti al Decreto elezioni che puntavano a consentire il voto ai cittadini fuori sede nel prossimo referendum sulla riforma della giustizia. Le proposte erano state presentate da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione.

Tutti gli emendamenti sono stati bocciati dopo il parere contrario espresso sia dal governo sia dalla commissione competente. Il provvedimento resta quindi invariato e non introduce alcuna possibilità di voto per chi vive lontano dal comune di residenza.

Leggi anche Autonomia - scontro su referendum - Calderoli: Consulta lo boccerà - Opposizioni: Teme voto

Respinta anche una proposta di Avs, a prima firma di Filiberto Zaratti, che chiedeva agevolazioni sui trasporti pubblici per studenti e lavoratori fuori sede chiamati a votare, sia per il referendum sia per le elezioni previste nel 2026.

La decisione ha acceso la protesta dei gruppi di opposizione. Riccardo Magi ha ricordato che la sperimentazione del voto fuori sede è già stata fatta in passato, sostenendo che non esistono ostacoli tecnici ma solo una scelta politica.

Alfonso Colucci ha parlato di un passo indietro del Paese, evocando un’Italia ferma a modelli superati. Zaratti ha sottolineato il numero delle persone coinvolte, milioni di cittadini che vivono lontano dalla propria comunità per lavoro, studio o motivi di salute.

Rachele Scarpa ha accusato la maggioranza di voler impedire il voto a oltre quattro milioni di persone, definendo la scelta un’esclusione pesante dalla democrazia e un atto che priva una parte del Paese dei propri diritti.