Missili balistici o attacco: Israele alza il muro sui negoziati Usa-Iran
Israele arriva ai colloqui tra Stati Uniti e Iran con una posizione rigida: senza lo stop ai missili balistici di Teheran, per Tel Aviv non esiste alcun accordo possibile e resta sul tavolo l’opzione militare.
Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti a Istanbul, Israele ha chiarito la propria linea senza margini di ambiguità. Per il governo e i vertici militari di Tel Aviv, un’intesa che non preveda la rinuncia iraniana al programma di missili balistici è da considerarsi inaccettabile.
Secondo la visione israeliana, limitare il negoziato al solo dossier nucleare significherebbe ignorare la minaccia più immediata. L’attenzione non è puntata soltanto sull’uranio arricchito, ma sulla capacità di Teheran di ricostruire e potenziare l’arsenale missilistico a lungo raggio, nonostante i danni subiti nel conflitto del giugno 2025.
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In ambienti strategici israeliani prevale l’idea che un accordo parziale finirebbe per congelare il problema, offrendo all’Iran tempo prezioso per rafforzare l’apparato industriale e tecnologico legato ai vettori balistici. Per Israele, lasciare intatto questo programma equivarrebbe a mantenere una minaccia diretta e permanente.
Il messaggio non è rivolto solo a Teheran, ma anche a Washington. L’arrivo in Israele dell’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, alla vigilia dei colloqui di Istanbul, è letto come un passaggio chiave per chiarire che un compromesso limitato non verrà accettato da Tel Aviv.
Secondo analisti e fonti militari, Israele teme che gli Stati Uniti puntino a un’intesa ristretta, concentrata su limiti all’arricchimento dell’uranio e su meccanismi di verifica, rinviando la questione missilistica a una fase successiva del dialogo.
Per la leadership israeliana, però, questa impostazione significherebbe solo posticipare uno scontro considerato inevitabile. Da qui l’avvertimento più duro: se l’Iran non accetterà di smantellare il proprio programma balistico, Israele si riserva di intervenire anche senza un mandato esplicito americano.
Nel dibattito interno israeliano, l’ipotesi di un’azione autonoma non è più marginale. Le valutazioni militari indicano che, nonostante le perdite subite nel 2025, l’Iran conserva competenze e infrastrutture sufficienti per ricostruire rapidamente capacità offensive avanzate.
Per questo motivo, l’esercito israeliano ha escluso qualsiasi riduzione dello stato di allerta in coincidenza con i negoziati di Istanbul. Le forze armate continuano a prepararsi a scenari offensivi e difensivi, partendo dall’assunto che Teheran abbia tratto lezioni operative dal conflitto precedente.
Dall’altra parte, l’Iran ribadisce che i propri missili hanno una funzione esclusivamente difensiva e che rinunciarvi significherebbe esporsi in modo irreversibile in una regione percepita come ostile.
È questo scontro frontale tra linee rosse opposte a rendere i colloqui estremamente fragili: ciò che Israele considera una condizione minima, per Teheran rappresenta una resa strategica.