Askatasuna, Salis sui fatti di Torino: condanna per tutte le violenze
Ilaria Salis interviene sui disordini di Torino durante il corteo per Askatasuna, prende le distanze dalle violenze contro un agente e accusa il Governo di usare due pesi e due misure nella gestione dell’ordine pubblico.
Ilaria Salis affida a un lungo intervento sui social la sua posizione sui disordini avvenuti a Torino durante la manifestazione per il centro sociale Askatasuna. L’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra apre il ragionamento prendendo nettamente le distanze dall’aggressione subita da un’agente di polizia, colpito anche con un martello da alcuni manifestanti a volto coperto.
Salis chiarisce però che l’episodio non può diventare l’unica chiave di lettura di quanto accaduto. Ridurre tutto a pochi secondi di video, sostiene, significa cancellare il contesto e appiattire la narrazione su una versione utile solo a chi governa.
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Nel suo intervento richiama il principio della separazione dei poteri, definendolo fondamentale in uno Stato di diritto. Secondo l’eurodeputata, il Governo starebbe oltrepassando questo confine, arrivando a suggerire in anticipo come qualificare penalmente i fatti. Un atteggiamento che, a suo avviso, non spetta all’esecutivo.
Il passaggio centrale riguarda la richiesta di coerenza nella condanna delle violenze. Se l’aggressione al poliziotto va condannata senza ambiguità, afferma Salis, lo stesso metro dovrebbe essere applicato anche ai numerosi episodi di pestaggi e abusi compiuti dalle forze dell’ordine contro i manifestanti.
L’europarlamentare sostiene che le immagini di questi episodi esistono, ma circolano soprattutto su canali indipendenti e sui social, restando fuori dai grandi media. Invita quindi a guardarle e a farsi un’idea autonoma, senza fermarsi a una sola versione dei fatti.
Nel finale l’attacco si allarga al clima del dibattito pubblico, descritto come sbilanciato e povero di spirito critico. Secondo Salis, questa dinamica favorisce l’agenda del Governo, che starebbe sfruttando la situazione per restringere lo spazio del dissenso e spingere il Paese verso modelli sempre più autoritari.
La linea politica, conclude, resta di netta opposizione, senza alcuna disponibilità a collaborare con un esecutivo che definisce repressivo e ipocrita.