Garlasco, l'impronta sul pigiama di Chiara Poggi e la catena di errori che ha compromesso le prove

Sulla spalla del pigiama di Chiara Poggi c’erano impronte che potevano appartenere all’assassino. Quelle tracce furono però compromesse fin dalle prime ore, insieme ad altri elementi chiave, a causa di una lunga serie di errori sulla scena del delitto.

garlasco impronta

Su una spalla del pigiama di Chiara Poggi erano visibili le impronte di quattro dita: indice, medio, anulare e mignolo. Tracce compatibili con un contatto diretto, forse nel tentativo di afferrarla o spingerla. Quelle impronte avrebbero potuto chiarire chi fosse presente durante l’aggressione, ma oggi non sono più utilizzabili.

Il punto di svolta arriva nelle prime fasi delle indagini, nel pomeriggio del 13 agosto 2007. I carabinieri raggiungono la villetta di via Giovanni Pascoli a Garlasco dopo la chiamata di Alberto Stasi ai soccorsi. Chiara Poggi viene trovata senza vita sulle scale che portano alla cantina.

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Durante un intervento sulla scena, un carabiniere gira il corpo. La spalla entra in contatto con il sangue già presente sul pavimento. In quel momento le impronte sul pigiama vengono contaminate in modo irreversibile, perdendo qualsiasi valore probatorio.

Nel frattempo, la casa si riempie rapidamente di persone. In breve tempo entrano nella villetta circa 25 operatori. Molti non indossano né guanti né calzari. Le tracce lasciate sul pavimento si moltiplicano, rendendo impossibile distinguere quelle originali da quelle successive.

Quando i RIS avviano la mappatura delle impronte, chiedono a tutti i presenti di consegnare le scarpe. Uno dei carabinieri fornisce però un paio diverso da quello indossato, aggiungendo ulteriore confusione alla ricostruzione.

Anche l’autopsia presenta lacune rilevanti. Non vengono rilevate subito le impronte digitali della vittima. La salma viene riesumata due giorni dopo i funerali per colmare la mancanza. Non viene nemmeno registrato il peso del corpo, dato utile per stimare l’orario della morte.

Problemi anche nella gestione delle unghie di Chiara Poggi. I reperti vengono raccolti, poi mescolati. Una delle provette scompare, senza che ne resti traccia documentata.

Secondo ricostruzioni emerse successivamente, mai verbalizzate, durante i rilievi un militare sarebbe scivolato in una pozza di sangue, un altro avrebbe utilizzato il bagno di casa, un terzo avrebbe spostato un divano. Alcuni oggetti non vengono mai analizzati, come un posacenere con mozziconi in cucina, nonostante in casa nessuno fumasse.

Anche la gestione dei rifiuti avviene con forte ritardo. La spazzatura della sera precedente e della mattina del delitto viene sequestrata solo otto mesi dopo e analizzata anni più tardi, nell’ambito di nuovi accertamenti.

Infine, uno dei gatti di famiglia resta chiuso nella villetta per giorni dopo l’omicidio, muovendosi liberamente negli ambienti e contribuendo ulteriormente alla contaminazione della scena.