Prof escluso dalla gita in Irlanda perché cieco, studenti e genitori chiedevano la sua presenza
Un insegnante non vedente resta fuori dalla gita scolastica in Irlanda nonostante il sostegno di studenti e famiglie. La scuola gli consente di partire solo prendendo ferie, una soluzione che il docente rifiuta.
Jacopo Lilli ha 40 anni e insegna inglese all’istituto Russell Newton di Scandicci, in provincia di Firenze. La sua materia sarebbe centrale nello stage linguistico previsto a Dublino, ma il professore non potrà accompagnare la classe. La ragione indicata dalla scuola è la sua cecità.
Il viaggio, programmato dal 25 febbraio al 3 marzo, riguarda una classe di Scienze umane e prevede un soggiorno presso famiglie irlandesi. L’esperienza è inserita nel percorso didattico e sono stati individuati i docenti accompagnatori, escluso però l’insegnante di inglese.
A chiedere la sua partecipazione erano stati direttamente gli studenti insieme ai genitori. Lilli aveva quindi manifestato la propria disponibilità alla dirigente scolastica, risultando l’unico docente del consiglio di classe a proporsi. Nonostante questo, il suo nome è stato eliminato dall’elenco degli accompagnatori.
Dopo l’esclusione, il professore ha scritto alla preside per chiedere spiegazioni, senza ricevere risposta. Anche i rappresentanti degli studenti e delle famiglie non hanno ottenuto chiarimenti. Solo a fine dicembre arriva una telefonata dalla dirigenza.
La motivazione fornita fa riferimento alla responsabilità di vigilanza. Secondo la dirigente, la cecità impedirebbe al docente di garantire il controllo degli studenti all’estero, dove è previsto un rapporto di un insegnante ogni quindici ragazzi.
Lilli contesta questa valutazione. Spiega di aver costruito nel tempo un rapporto solido con la classe e con le famiglie, di conoscere bene gli studenti e di sentirsi pienamente in grado di gestire quel gruppo specifico. Ricorda anche che non sarebbe stato l’unico accompagnatore durante il soggiorno.
L’unica alternativa proposta dalla scuola è la partenza come “docente extra”, quindi senza copertura economica da parte dell’istituto. Alla richiesta di valutare un rimborso, la risposta resta vaga e non porta a una soluzione concreta.
I genitori, intanto, scrivono al professore per ribadire la volontà di averlo in gita e arrivano a offrirsi di pagare la quota aggiuntiva. La scuola, però, sostiene di non avere fondi disponibili.
Alla fine arriva un’ulteriore proposta: Lilli può partecipare allo stage solo utilizzando giorni di ferie. Il docente rifiuta, spiegando che non si tratta di una vacanza ma di attività lavorativa. Di conseguenza, non partirà per Dublino.
La dirigente scolastica Anna Maria Abbado difende la decisione spiegando che nei viaggi d’istruzione i docenti devono assumersi responsabilità civili e penali. In caso di incidenti o contenziosi, la pressione ricadrebbe sull’insegnante e sulla scuola, con rischi ritenuti troppo elevati.