Luca Argentero pilota in Motorvalley su Netflix, senza dire addio a Doc

Luca Argentero torna in una serie Netflix con un ruolo lontano da Doc: un ex pilota segnato da un incidente che rientra in pista. Tra nuovi personaggi, allenamenti e confronti inevitabili, l’attore racconta il passaggio senza strappi.

luca argentero

Dopo anni passati con il camice addosso, Luca Argentero affronta un personaggio diverso. In Motorvalley, nuova serie Netflix, interpreta Arturo, ex motociclista reduce da un grave incidente, chiamato a rimettersi in gioco in un ambiente che non fa sconti.

L’attore chiarisce subito che non si tratta di una fuga dal ruolo che lo ha reso popolare. Doc resta una parte centrale del suo percorso, anche perché continua a lavorare alla quarta stagione della fiction Rai. Quel personaggio, racconta, gli ha permesso di entrare in contatto diretto con il pubblico e di costruire un rapporto che va oltre la televisione.

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Dal 10 febbraio Argentero si presenta però con un’altra fisicità e un altro tono. Per Arturo ha messo su peso e studiato il dialetto romagnolo. Il suo personaggio è un uomo spezzato dentro, che torna in pista per allenare Blu, giovane pilota dal talento irruento interpretata da Caterina Forza.

Nel racconto entra anche Elena, affidata a Giulia Michelini, proprietaria di una scuderia storica finita sotto il controllo del fratello. Arturo diventa una figura di equilibrio, aiutando entrambi a rimettere ordine tra ambizioni sportive e nodi personali.

La serie è composta da sei episodi ed è ideata e prodotta da Matteo Rovere. L’ambientazione e il mondo dei motori richiamano alla memoria Veloce come il vento, ma il regista sottolinea come si tratti di una storia autonoma, con personaggi e traiettorie diverse.

Argentero respinge i paragoni diretti. Si dice estimatore del film, ma ribadisce che il suo Arturo non condivide gli aspetti più estremi del personaggio interpretato da Stefano Accorsi, a partire dalla dipendenza che ne definiva il percorso.

Parlando di lavoro, l’attore si definisce poco incline alla competizione. L’agonismo, spiega, lo tira fuori solo nello sport, dal tennis in poi. Sul set preferisce concentrarsi sul proprio ruolo, senza misurarsi con gli altri.

Sulla stessa linea Michelini, che racconta un approccio personale al mestiere, lontano dalle sfide dirette. Rovere, invece, guarda al progetto come a un segnale: in Italia, dice, c’è spazio per storie diverse e non esclude un seguito.