Trump chiude il Kennedy Center per due anni: stop a teatri e spettacoli

Donald Trump annuncia la chiusura biennale del Kennedy Center per una ricostruzione totale. La decisione arriva dopo mesi di tensioni, cancellazioni artistiche e polemiche politiche sul controllo del centro culturale di Washington.

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Il John F. Kennedy Center for the Performing Arts sospenderà tutte le attività per due anni a partire dalla prossima estate. L’annuncio è arrivato direttamente da Donald Trump, che ha parlato di una chiusura necessaria per avviare una ricostruzione completa dell’edificio.

Secondo l’ex presidente, l’obiettivo è trasformare quello che definisce un centro ormai logoro in una nuova eccellenza per teatro, danza e musica. Per farlo, sostiene, non sarebbe possibile procedere senza fermare del tutto gli spettacoli, perché i lavori risulterebbero più lenti e di qualità inferiore.

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La decisione si inserisce in un clima già teso. Da mesi artisti, musicisti e compositori stanno annullando concerti e collaborazioni storiche con il Kennedy Center. Anche la Washington National Opera ha interrotto il rapporto con l’istituzione, dopo decenni di attività condivisa.

Da circa un anno Trump ha assunto il controllo del centro, nominando un consiglio di amministrazione composto da suoi fedelissimi e arrivando a far aggiungere il proprio nome a quello del complesso, ribattezzato internamente come Trump Kennedy Center.

La chiusura per quella che viene descritta come una “rivitalizzazione totale” rappresenta il passo più radicale mai compiuto. In passato si era parlato di ristrutturazioni, ma mai della sospensione completa di tutti i teatri per un periodo così lungo.

Trump ha dichiarato che i fondi sono già disponibili e che il progetto è pronto a partire. A confermarlo è stato anche Richard Grenell, ex ambasciatore e presidente del board, che ha inviato una mail ai dipendenti annunciando l’imminente stop alle attività.

Nella comunicazione interna si parla di ulteriori aggiornamenti su personale e cambiamenti operativi, ma diversi lavoratori hanno raccontato di non essere mai stati informati prima di un piano di chiusura totale.

Sul fronte dei finanziamenti, Grenell ha indicato uno stanziamento di 257 milioni di dollari destinati a interventi rimandati per decenni, tra manutenzione e riparazioni strutturali.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. La deputata democratica Joyce Beatty ha accusato Trump di aver agito senza coinvolgere il Congresso, che finanzia il Kennedy Center e che, secondo lei, dovrebbe approvare decisioni di questa portata.

Dure anche le parole della famiglia Kennedy. Jack Schlossberg, nipote di John F. Kennedy, ha contestato apertamente l’operazione, mentre Joe Kennedy III ha definito dolorosa la chiusura di un luogo nato come spazio pubblico e simbolo culturale del Paese.