Mario Draghi: l'ordine globale basato sulle regole non esiste più

L’ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale non regge più. Mario Draghi lo ha detto senza giri di parole durante un intervento all’Università di Lovanio, riflettendo su sicurezza, commercio globale e squilibri politici.

mario draghi

L’assetto internazionale fondato su regole condivise e sul multilateralismo guidato dagli Stati Uniti appartiene al passato. Mario Draghi lo ha affermato parlando a Lovanio, in occasione del conferimento di una laurea honoris causa, invitando a guardare la realtà senza illusioni.

Secondo l’ex presidente del Consiglio, l’Unione europea è nata su una convinzione precisa: il diritto internazionale, sostenuto da istituzioni solide, favorisce pace e prosperità. In quel quadro, nessun Paese europeo era in grado di difendersi da solo e la sicurezza del continente si è sviluppata sotto l’ombrello americano.

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L’alleanza con Washington, ha ricordato Draghi, ha garantito stabilità interna all’Europa e ha permesso agli Stati membri di concentrarsi sull’apertura economica. La protezione militare e un commercio che si muoveva soprattutto dentro quell’area rendevano possibile una crescita diffusa e una forte influenza globale.

Oggi però quello schema non regge più. Draghi ha ammesso che parlare di un ordine “defunto” resta difficile, ma i fatti indicano una rottura evidente. Lo ha sottolineato richiamando la storia della biblioteca dell’ateneo belga, distrutta due volte nelle guerre mondiali e ricostruita grazie al sostegno degli Stati Uniti, simbolo di un legame che appartiene a un’altra fase storica.

La svolta, ha spiegato, è arrivata con l’ingresso della Cina nel Wto. Da quel momento commercio e sicurezza hanno iniziato a seguire traiettorie diverse. Per la prima volta l’Occidente si è trovato a commerciare su larga scala con un Paese capace e determinato a diventare un polo autonomo di potere.

Il commercio globale si è così allontanato dal principio del vantaggio comparato. Alcuni Stati hanno puntato su strategie mercantiliste, cercando un vantaggio assoluto e spingendo altri verso la deindustrializzazione, mentre i benefici residui venivano distribuiti in modo diseguale.

La disuguaglianza, ha osservato Draghi, è stata a lungo trascurata. Questo squilibrio ha alimentato reazioni politiche che oggi sono sotto gli occhi di tutti, segnando una frattura profonda rispetto al modello che ha governato il mondo per decenni.