Virus Nipah, allarme dopo i nuovi casi in India: trasmissione, sintomi e perché è così letale

Due nuovi casi segnalati in India riaccendono l’attenzione sul virus Nipah, un’infezione rara ma ad altissima letalità. Ecco come si trasmette, quali sintomi provoca, dove circola e perché è considerato una minaccia globale.

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Il virus Nipah torna sotto osservazione dopo la segnalazione di due nuovi contagi in uno Stato dell’India orientale. Si tratta di un patogeno raro, ma con un tasso di mortalità che supera il 50 per cento. È conosciuto dalla fine degli anni Novanta e prende il nome da un villaggio della Malesia, dove fu identificato il primo caso.

Appartiene alla stessa famiglia dei virus del morbillo, ma il confronto si ferma qui. Il Nipah è molto meno contagioso, però decisamente più aggressivo. La trasmissione richiede contatti ravvicinati e non avviene con la facilità tipica delle infezioni respiratorie più comuni.

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Il Nipah è un virus zoonotico. Il salto all’uomo avviene soprattutto attraverso il contatto diretto con pipistrelli della frutta o suini infetti. Un ruolo importante lo ha anche il consumo di alimenti contaminati, come frutta o linfa di palma da dattero cruda, esposta a saliva o urina dei pipistrelli.

È possibile anche la trasmissione da persona a persona, ma solo in caso di contatti molto stretti, ad esempio durante l’assistenza a un malato. Questo limita la diffusione, ma non elimina il rischio di focolai ???ali.

Dopo l’infezione, i sintomi non compaiono subito. Il periodo di incubazione varia in genere da quattro a quattordici giorni. I casi senza sintomi sono rari. L’esordio è spesso ingannevole, con febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea e mal di gola.

In circa due pazienti su tre la situazione peggiora rapidamente. Nel giro di pochi giorni possono comparire segni neurologici gravi e il coma può insorgere entro una settimana. In alcuni casi si aggiungono problemi respiratori, con tosse e alterazioni visibili agli esami del torace.

Le indagini cliniche mostrano frequentemente un coinvolgimento del sistema nervoso centrale. Le immagini del cervello evidenziano danni ai tessuti e l’attività elettrica cerebrale aiuta a prevedere la gravità della malattia.

Per il livello di pericolosità, il virus Nipah è inserito nella classe di biosicurezza quattro, la più alta, la stessa riservata a patogeni come l’Ebola. È considerato una minaccia per la salute pubblica per l’elevata mortalità, la possibilità di trasmissione interumana e l’assenza di cure specifiche.

Nei casi più gravi il virus può colpire le aree del cervello che regolano funzioni vitali come battito cardiaco, pressione sanguigna e movimento degli occhi. Chi sopravvive spesso convive a lungo con stanchezza cronica e disturbi neurologici.

La diagnosi si basa su test di laboratorio, in genere eseguiti su campioni di sangue, che permettono di individuare componenti specifiche del virus e confermare l’infezione.

Al momento non esistono vaccini né farmaci approvati contro il Nipah. Le cure sono di supporto. I pazienti con complicanze neurologiche o respiratorie possono necessitare di ventilazione assistita. Un antivirale usato per altre malattie, la ribavirina, è stato sperimentato con risultati non conclusivi.

Le epidemie si concentrano soprattutto in alcune aree dell’Asia. Bangladesh e India registrano casi quasi ogni anno, ma focolai si sono verificati anche in Malesia, Filippine e Singapore. La diffusione è legata alla presenza dei pipistrelli della frutta, serbatoio naturale del virus.

I contagi si verificano più spesso tra dicembre e maggio, periodo che coincide con la stagione riproduttiva dei pipistrelli e con la raccolta della linfa di palma. Tracce del virus sono state trovate anche in pipistrelli di altri Paesi asiatici e africani.

A livello globale, il Nipah resta estremamente raro. Nel 2024 sono stati segnalati poco più di 750 casi nel mondo, un numero che potrebbe essere inferiore alla realtà a causa delle difficoltà di sorveglianza in alcune regioni.