Eva Riccobono tra lutti, bullismo e moda: Essere bella è faticoso

Dalla Sicilia alle passerelle internazionali, Eva Riccobono ripercorre successi, fragilità e scelte difficili: il lutto per il fratello, il bullismo, le droghe provate in gioventù e un rapporto con la bellezza vissuto come peso.

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Eva Riccobono è tornata in tv per raccontare la sua storia, fatta di moda, famiglia e ferite mai nascoste. Nata a Palermo il 7 febbraio 1983, con madre tedesca e padre siciliano, da adolescente si sentiva fuori posto: troppo alta, troppo magra, capelli biondi e occhi chiari in un contesto dove spiccava più del previsto.

Quel fisico che la faceva sentire diversa diventa presto il suo passaporto per le grandi agenzie. Le passerelle arrivano in fretta, così come le campagne e le copertine. Lavora con marchi come Giorgio Armani, Dolce & Gabbana, Valentino, Max Mara e Fendi. Le riviste internazionali la scelgono spesso, trasformandola in uno dei volti italiani più richiesti all’estero.

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Nel pieno del successo, però, decide di fermarsi. A 26 anni dice basta alle sfilate, quando il lavoro non manca. Racconta di essersi sentita sola e sotto pressione, di vivere male anche i no più piccoli. Dopo una stagione con appena 13 sfilate capisce che deve cambiare ritmo e continua solo con le campagne, considerate meno logoranti.

La moda l’ha aiutata ad accettare il proprio aspetto, ma non ha cancellato le insicurezze nate da ragazza. A scuola era bersaglio di prese in giro proprio per quei tratti nordici. Si descriveva come un personaggio fantastico, fuori contesto, e per anni ha fatto fatica a guardarsi con serenità. Fare la modella, dice, è stato una sorta di terapia per il corpo, non per tutto il resto.

La sua vita privata resta lontana dal clamore. Dal 2004 è legata al dj Matteo Ceccarini. Vivono a Londra e hanno due figli, Leo nato nel 2014 e Livia nel 2020. Non si sono sposati, una scelta consapevole che la coppia ha sempre vissuto con discrezione.

Il dolore più grande è la morte del fratello Nicola, scomparso a 19 anni in un incidente in moto. Un evento che ha segnato tutta la famiglia. Racconta di essersi sentita la figlia chiamata ad alleggerire l’atmosfera, quella che doveva non dare altri pensieri. Lei e Nicola, entrambi biondi e con occhi chiari, si sentivano simili anche nel carattere.

Negli anni passati tra New York e le capitali della moda ha conosciuto anche l’ambiente più estremo delle notti e degli eccessi. Ammette di aver provato diverse sostanze, dalle canne alla cocaina fino all’ecstasy, ma senza arrivare a una dipendenza. Dice di non aver amato la cocaina, perché tirava fuori lati che non le piacevano, e di essersi sempre sentita più vicina a un bicchiere di vino e a un clima più leggero.

Oggi guarda alla bellezza con uno sguardo diverso. Essere considerata bella, spiega, può diventare un peso, un’etichetta che non racconta la complessità di una persona. Le passerelle non sono una priorità: se tornerà, sarà solo per un progetto preciso, non per riprendere la corsa di un tempo.