Trump: l'Iran tratta con Washington, Teheran frena sulla guerra ma avverte gli Usa
Trump parla di trattative in corso con l’Iran mentre Washington rafforza la presenza militare nella regione. Teheran apre al dialogo sul nucleare, frena sull’ipotesi di guerra e avverte: pronta a reagire a qualsiasi attacco.
Donald Trump sostiene che l’Iran sia tornato al tavolo delle trattative. In un’intervista televisiva, il presidente degli Stati Uniti ha detto che i contatti sono in corso e che l’esito resta incerto, ricordando il fallimento dei negoziati precedenti e l’intervento americano sui siti nucleari iraniani.
Trump ha spiegato di non poter condividere i dettagli della strategia con i partner del Golfo, sostenendo che una simile mossa equivarrebbe a renderla pubblica. Ha ribadito che la linea americana combina dialogo e pressione militare, citando l’invio di una flotta navale più imponente rispetto a quelle schierate in altre aree sensibili.
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Nel clima di tensione crescente, il presidente ha rilanciato sui social un video non verificato che mostrerebbe scene di confusione a Teheran attribuite ai Guardiani della Rivoluzione. Il filmato, condiviso senza conferme ufficiali, è stato accompagnato da commenti ironici sul presunto stato di allarme delle forze iraniane.
Dall’altra parte, le autorità di sicurezza iraniane parlano di segnali positivi nei colloqui con Washington, pur mantenendo alta l’attenzione sul piano militare. Teheran segue con preoccupazione il dispiegamento del gruppo navale statunitense guidato dalla portaerei Abraham Lincoln nelle acque vicine al Paese.
I vertici iraniani hanno ribadito che un eventuale attacco riceverebbe una risposta immediata, con missili diretti contro basi, navi e alleati degli Stati Uniti nella regione, Israele compreso. Allo stesso tempo, Trump ha detto di ritenere che Teheran preferisca un accordo sui programmi nucleari e missilistici a uno scontro aperto.
L’Iran ha confermato la disponibilità a discutere del nucleare, escludendo però dal negoziato missili e capacità difensive. Il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha parlato di progressi organizzativi nei colloqui, respingendo la narrazione di un’imminente guerra.
Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che il Paese non cerca un conflitto e considera la diplomazia la via principale per risolvere le controversie. In una telefonata con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha però avvertito che qualsiasi aggressione al territorio iraniano riceverà una risposta decisa.
Nelle stesse ore, le autorità di Teheran hanno smentito collegamenti tra alcuni incidenti interni e presunte azioni ostili. Un’esplosione nel porto di Bandar Abbas è stata attribuita a una fuga di gas, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno negato attacchi a strutture navali e voci su un tentato assassinio di un loro comandante.
Sabato la Guida Suprema Ali Khamenei ha partecipato alle celebrazioni per l’anniversario della Rivoluzione islamica, visitando il santuario di Ruhollah Khomeini. Un gesto pubblico che, secondo osservatori locali, punta a trasmettere un’immagine di controllo e normalità nel pieno delle tensioni con Washington.