Djokovic batte Sinner agli Australian Open: dieta, recupero e meno minuti in campo decisivi

Djokovic supera Sinner agli Australian Open dopo oltre quattro ore di lotta. Meno tempo in campo, recupero mirato e una routine rigidissima tra alimentazione e trattamenti fisici hanno pesato nella semifinale vinta dal serbo a 38 anni.

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A 38 anni Novak Djokovic ha ribaltato i pronostici e fermato Jannik Sinner agli Australian Open al termine di una semifinale lunga più di quattro ore e cinque set. Non era il favorito, ma ha retto sul piano fisico e mentale, facendo la differenza nei momenti chiave.

Secondo il professore di Medicina fisica e riabilitativa Andrea Bernetti dell’Università del Salento, indicare una sola ragione per una vittoria del genere è riduttivo. Le partite di questo livello si decidono su dettagli spesso invisibili dall’esterno. Un dato però pesa: il tempo trascorso in campo prima della semifinale.

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Sinner era arrivato all’incontro con circa 660 minuti giocati nel torneo, Djokovic con circa 370. Quasi la metà. In uno Slam al meglio dei cinque set, una differenza simile incide. Meno ore accumulate significano riserve energetiche più integre quando il match si allunga.

Le ricerche sul rendimento mostrano che la fatica prolungata non toglie per forza potenza, ma incide su precisione e tempi di reazione. Con molte ore nelle gambe calano coordinazione occhio-mano e lucidità sotto pressione. Chi ha disputato match più brevi o ha avuto più riposo mantiene una efficienza cognitiva superiore.

Djokovic cura da anni ogni aspetto della sua vita sportiva. Alimentazione, sonno, recupero, programmazione degli sforzi: nulla è lasciato al caso. Questa attenzione gli consente di restare competitivo anche a un’età in cui molti rivali hanno già rallentato.

Tra gli strumenti utilizzati c’è anche la crioterapia. L’esposizione al freddo estremo provoca vasocostrizione e riduce la velocità di conduzione nervosa, con un effetto antidolorifico e un contenimento dell’edema dopo lo sforzo. È utile nei tornei con incontri ravvicinati perché attenua i dolori muscolari e accorcia i tempi di recupero.

L’uso del freddo, però, va dosato. Se applicato in modo continuo durante la preparazione può limitare gli adattamenti di forza nel lungo periodo. Diventa invece strategico nei periodi fitti di partite, quando la priorità è tornare in campo rapidamente in buone condizioni.

Un altro pilastro è la dieta senza glutine e latticini, adottata da oltre dieci anni. Per Djokovic l’alimentazione è parte della prestazione tanto quanto l’allenamento. Non esiste però un modello valido per tutti: ogni atleta ha esigenze diverse e necessita di un piano su misura.

Grande attenzione è rivolta anche al microbiota intestinale. Nella sua routine compaiono alimenti ricchi di fibre prebiotiche e probiotici naturali. Un intestino in equilibrio aiuta a mantenere integra la barriera intestinale, a sostenere il sistema immunitario nei periodi di carico e a gestire meglio lo stress fisico.

Dietro un campione come Djokovic lavora un gruppo di specialisti che calibra ogni dettaglio, dalla nutrizione ai protocolli di recupero. In un torneo logorante come uno Slam, la somma di queste scelte può pesare quanto un colpo vincente.