Crans-Montana, video cancellati prima dei sequestri: sparite le immagini chiave sull'incendio di Capodanno
Le telecamere avevano ripreso tutto, ma i filmati sono stati cancellati prima che gli inquirenti li acquisissero. Nell’inchiesta sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana emergono ritardi, omissioni e nuovi sospetti sulla gestione delle prove.
Le registrazioni delle telecamere di sorveglianza non sono più disponibili. I dispositivi pubblici installati a Crans-Montana, comprese le postazioni davanti al locale Constellation, hanno sovrascritto i filmati prima che la Procura riuscisse a metterli sotto sequestro.
La richiesta ufficiale è partita il 15 gennaio, oltre sette giorni dopo la notte in cui 40 persone hanno perso la vita e più di 100 sono rimaste ferite. Il sistema comunale elimina in automatico i video dopo una settimana: un dettaglio tecnico che ha reso inutilizzabili le immagini di circa 250 telecamere attive nel paese.
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Stessa sorte per l’impianto interno del Constellation, il locale gestito da Jacques e Jessica Moretti. Anche quelle registrazioni non risultano recuperabili. Per chi indaga significa lavorare senza uno dei principali strumenti per ricostruire movimenti, presenze e fasi dell’emergenza.
Sul caso è intervenuto il sindaco Nicolas Féraud. In un’intervista ha ammesso falle nei controlli e ha detto di non riuscire a spiegare le carenze nella sicurezza del locale. Ha inoltre riferito di vivere sotto minaccia e di essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità se dovesse finire tra gli indagati.
Intanto emergono nuovi elementi. L’avvocata Nina Fournier, che assiste alcune famiglie delle vittime, sostiene che i titolari del locale abbiano convocato i dipendenti pochi giorni dopo l’incendio. Secondo la legale, quell’incontro potrebbe aver inciso sulle successive testimonianze, un aspetto ora al vaglio della Procura.
Le criticità non riguardano solo i video spariti. Vengono segnalati ritardi nella raccolta di prove, autopsie non eseguite e immagini della notte dell’incendio rimosse anche dai social. Una sequenza di passaggi mancati che ha alimentato tensioni tra Italia e Svizzera e accresciuto la pressione dei familiari.
Nelle ultime ore è arrivato il via libera alla partecipazione attiva della Procura di Roma. Le indagini potranno procedere con squadre investigative comuni, unendo magistrati e forze di polizia dei due Paesi su un caso che coinvolge in gran parte giovanissimi.
Dagli atti emerge anche il lungo interrogatorio di Jacques Moretti: 14 ore e 194 domande. In molte risposte il gestore chiama in causa il personale, ragazzi senza formazione specifica per gestire situazioni di emergenza.
Tra i punti analizzati ci sono la porta di sicurezza, la presenza di petardi nel locale e l’ingresso di minorenni sotto i 16 anni. Le responsabilità restano distribuite su più livelli, mentre l’assenza delle registrazioni rende più complessa la ricostruzione dettagliata di quanto accaduto.