Bernardini de Pace: denunciare è l'unico modo per fermare Fabrizio Corona

L’avvocata Annamaria Bernardini de Pace rivendica la svolta giudiziaria contro Fabrizio Corona dopo il caso degli audio di Raoul Bova: per fermarlo, dice, serve denunciare. Il giudice ha imposto limiti e sanzioni, aprendo la strada ad altre cause.

bernardini pace

«Fabrizio Corona si può fermare». Annamaria Bernardini de Pace lo dice senza giri di parole dopo il provvedimento del giudice Roberto Pertile, arrivato al termine del procedimento legato alla diffusione degli audio privati di Raoul Bova. Per l’avvocata, la strada è chiara: sporgere denuncia, come hanno fatto l’attore e Alfonso Signorini.

La decisione del tribunale, spiega, fissa paletti precisi e prevede sanzioni pesanti in caso di violazioni. Il giudice ha ricostruito i punti centrali della vicenda e messo per iscritto ciò che, secondo la legale, non può essere tollerato: nessuno dovrebbe subire attacchi continui da chi non svolge attività giornalistica e diffonde contenuti lesivi.

Leggi anche Annamaria Bernardini De Pace su Crans-Montana: indagini per strage e richiesta di risarcimenti

Il meccanismo è semplice. Se Corona dovesse continuare a intervenire ignorando i limiti imposti, scatterebbero accuse di diffamazione con multe automatiche per ogni inosservanza. Bernardini de Pace insiste su un aspetto: anche chi fa informazione deve rispondere alla legge, a maggior ragione chi non è iscritto all’Ordine.

Nel caso che riguarda Bova, le istituzioni si sono mosse in tempi stretti. Il Garante della privacy si è pronunciato nel giro di cinque giorni. Intanto restano aperti altri fronti giudiziari: nuove cause sono già avviate e si attendono le prossime udienze.

L’obiettivo è creare un precedente solido. Secondo l’avvocata, se altri giudici seguiranno l’impostazione adottata da Pertile, per Corona si aprirà una sequenza di sconfitte in tribunale. Le sanzioni economiche e le richieste di risarcimento, una dopo l’altra, potrebbero cambiare gli equilibri.

Bernardini de Pace ribalta anche l’idea che dietro queste azioni ci sia uno spirito punitivo. Parla invece di una forte volontà di rivalsa da parte di Corona e sostiene che l’unico modo per arginare il fenomeno sia un intervento sistematico dei tribunali.

Finché esisterà un pubblico disposto a pagare per quei contenuti o persone pronte a cedere alle pressioni, il sistema andrà avanti. Per l’avvocata, però, una lunga serie di multe e condanne potrebbe ridurre drasticamente lo spazio di manovra. Bova, indicato come il primo ad aver scelto questa linea, oggi sarebbe sereno e convinto di non aver fatto passi indietro.