Dialetto in calo nelle famiglie italiane, cresce l'uso delle lingue straniere soprattutto tra i giovani

Il dialetto perde spazio nelle case italiane, mentre cresce la conoscenza delle lingue straniere. I giovani guidano il cambiamento: quasi tutti parlano almeno un’altra lingua, soprattutto inglese, un Paese sempre più distante dalle parlate locali.

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In meno di quarant’anni il modo di parlare degli italiani è cambiato in modo netto. Oggi il dialetto sopravvive soprattutto nei ricordi e in contesti familiari sempre più ristretti. Alla fine degli anni Ottanta una persona su tre lo usava quasi esclusivamente in casa; adesso la quota scende al 9,6%.

L’uso abituale con persone estranee è ancora più raro: solo il 2,6% continua a rivolgersi agli altri in dialetto. L’italiano standard domina ormai in quasi ogni situazione quotidiana, dai rapporti in famiglia fino a quelli di lavoro.

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Nelle regioni del Mezzogiorno, legate a tradizioni orali più radicate, il dialetto resta più presente. Qui oltre la metà delle persone dai 6 anni in su lo utilizza tra le mura domestiche. Fa eccezione l’Abruzzo, dove appena il 10,1% parla solo o soprattutto dialetto in famiglia.

Cresce invece la quota di chi usa soltanto l’italiano in ogni contesto: riguarda il 48,4% della popolazione. Nel 2015 erano il 40,6%. Il dato emerge dal report Istat 2024 sull’uso di italiano, dialetti e lingue straniere.

Alla perdita di spazio delle parlate locali si affianca la diffusione delle lingue straniere. Sette persone su dieci dai 6 anni in su, quasi 39 milioni di individui, dichiarano di conoscerne almeno una. Tra i 15 e i 24 anni la percentuale sale al 91,1%.

Rispetto al passato l’aumento è evidente: nel 2015 la quota si fermava al 60,1%, nel 2006 al 56,9%. Oggi il 28,2% della popolazione conosce una sola lingua straniera, il 25,9% ne parla due, il 15,4% tre o più.

L’inglese è la lingua più diffusa, parlata dal 58,6% degli italiani. Seguono il francese con il 33,7% e lo spagnolo con il 16,9%. Quote più ridotte per tedesco (7,5%), russo (1,9%), arabo (1,2%) e cinese (0,9%).

Resta però un limite nei livelli di padronanza. Oltre la metà delle persone, il 56,2%, valuta al massimo sufficiente la conoscenza della seconda lingua che parla meglio.