Giovanni Marchionni, morte sullo yacht: l'autopsia indica intossicazione da acido solfidrico
Possibile svolta sulla morte del giovane skipper trovato senza vita su uno yacht: gli esami autoptici indicano l’esposizione a un gas altamente tossico. L’inchiesta ora potrebbe cambiare direzione dopo i risultati tecnici depositati in Procura.
La morte di Giovanni Marchionni, 21 anni, sarebbe collegata all’inalazione di acido solfidrico, gas estremamente pericoloso per l’organismo. È quanto emergerebbe dagli accertamenti medico-legali eseguiti dopo il ritrovamento del corpo, avvenuto l’8 agosto su un’imbarcazione ormeggiata nel porto turistico della Marina di Portisco.
Gli esiti derivano dalla relazione autoptica affiancata da analisi tossicologiche e istologiche, documenti che sono stati consegnati nei giorni scorsi alla Procura di Tempio Pausania. Le risultanze tecniche avrebbero indirizzato l’attenzione verso un’intossicazione provocata da questo gas, noto per la sua elevata tossicità anche a basse concentrazioni.
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Il fascicolo d’indagine, coordinato dalla pm Milena Aucone, è stato aperto con l’ipotesi di omicidio colposo contro ignoti. Alla luce dei nuovi elementi, il quadro investigativo potrebbe subire aggiornamenti, con eventuali approfondimenti sulle responsabilità legate alla sicurezza a bordo.
L’imbarcazione resta sotto sequestro. La proprietaria è Annalaura di Luggo, manager e consigliere delegato del cantiere nautico Fiart Mare di Bacoli. Nei mesi successivi al ritrovamento sono stati eseguiti diversi controlli tecnici, concentrati soprattutto sugli impianti e sul sistema delle batterie presenti sullo yacht.
Nella fase iniziale delle indagini era stata valutata un’altra possibile origine delle esalazioni nocive, collegata alle sostanze contenute nel wc chimico di bordo. Gli approfondimenti successivi avrebbero però portato a considerare con maggiore peso la presenza di acido solfidrico come fattore determinante nel decesso del giovane skipper.