Niscemi e la frana a scorrimento: cause geologiche, rischi e legame con il clima estremo

Una vasta frana ha colpito Niscemi, provocando evacuazioni e gravi danni a edifici e infrastrutture. L’evento riaccende l’attenzione sulla fragilità del territorio e sui meccanismi geologici che innescano questi fenomeni.

niscemi frana

La situazione a Niscemi resta critica dopo il vasto movimento del terreno che ha compromesso abitazioni, strade e servizi, costringendo circa 1.500 persone ad abbandonare le proprie case. Le autorità locali hanno disposto la chiusura delle scuole e invitato la popolazione a non avvicinarsi alle aree interdette, mentre proseguono le verifiche sulla stabilità del versante coinvolto.

Il fenomeno viene classificato come frana a scorrimento, una tipologia che si sviluppa quando strati geologici con caratteristiche diverse si sovrappongono lungo superfici inclinate nella stessa direzione del pendio. In questi contesti, livelli più rigidi possono poggiare su materiali argillosi e plastici che, se saturi d’acqua, perdono resistenza favorendo lo slittamento della massa sovrastante.

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L’infiltrazione delle precipitazioni tra i vari strati e l’azione erosiva alla base del versante rappresentano fattori determinanti. L’acqua riduce l’attrito lungo i piani di contatto e può destabilizzare interi blocchi di terreno, che talvolta si muovono in modo compatto, altre volte si frammentano durante la discesa.

Secondo le valutazioni dei tecnici, il dissesto attuale si inserisce in un quadro già noto: l’area era stata interessata da un evento simile negli anni Novanta, con danni rilevanti. L’evoluzione del movimento registrata nelle ultime settimane indica una riattivazione di quel sistema instabile, in un territorio che mostra da tempo condizioni di vulnerabilità strutturale.

Le strutture di protezione civile stanno concentrando le attività sulla messa in sicurezza e sul monitoraggio continuo, con l’obiettivo di tutelare la popolazione e prevenire ulteriori peggioramenti. Le verifiche riguardano sia la stabilità del suolo sia la tenuta degli edifici rimasti nell’area a rischio.

Gli esperti richiamano anche l’attenzione sul ruolo degli eventi meteorologici intensi. Episodi ciclonici recenti e piogge sempre più concentrate nel tempo contribuiscono a incrementare la pressione idrica nei terreni e ad accelerare processi di instabilità in zone già predisposte al dissesto idrogeologico, rendendo più frequenti e improvvisi questi scenari.