Riccardo Minghetti morto a Crans-Montana, la denuncia della madre sui ritardi nel riconoscimento
Il dolore di una madre e i dubbi sulle procedure dopo la tragedia di Capodanno a Crans-Montana: tra vittime identificabili e telefoni ancora attivi, emergono interrogativi sui tempi del riconoscimento.
La perdita di Riccardo Minghetti, sedicenne morto nella notte di Capodanno durante l’incendio scoppiato nel locale Le Costellation a Crans-Montana, si accompagna a interrogativi che la famiglia non riesce a sciogliere. A sollevarli è la madre, Carla Scotto Lavina, che contesta i tempi con cui si è arrivati al riconoscimento del figlio e di altri giovani coinvolti nella tragedia.
Secondo quanto riferito, almeno alcuni dei sei ragazzi deceduti sarebbero stati riconoscibili fin dalle prime ore. La donna sottolinea come diversi di loro avessero con sé i documenti e i telefoni ancora accesi. Un dettaglio che, nel caso del figlio, ha alimentato speranze fino all’ultimo: il cellulare di Riccardo avrebbe continuato a squillare per giorni, lasciando immaginare che potesse esserci ancora una possibilità.
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La madre parla di un ritardo che definisce inspiegabile, soprattutto alla luce di elementi che, a suo dire, avrebbero potuto facilitare l’identificazione. I numeri di emergenza salvati nei telefoni e gli effetti personali presenti sui ragazzi sono aspetti che, secondo la famiglia, rendono difficile comprendere perché le procedure abbiano richiesto così tanto tempo.
La notte dell’incendio è impressa nella memoria anche per le immagini viste all’arrivo sul posto. La sorella di Riccardo, Matilde, si era salvata perché uscita poco prima dal bar. È stata lei ad avvisare la madre con una telefonata concitata, raccontando di un’esplosione e invitandola a non raggiungere la zona. Un appello che non ha fermato la donna, corsa comunque verso il luogo dell’emergenza.
Davanti ai suoi occhi si è presentata una scena descritta come devastante: nel locale adiacente e negli spazi esterni c’erano ragazzi feriti ovunque, molti con gravi ustioni. Giovani distesi sui divanetti, a terra e nel piazzale, tra lamenti e confusione, in un contesto che la madre ricorda come un quadro di dolore difficile da dimenticare.