Bimba di 10 mesi lasciata in auto sotto il sole: condannata la madre per la morte da colpo di calore
Una neonata di 10 mesi lasciata in auto sotto 37 gradi mentre la madre era al lavoro è morta per ipertermia. Dopo mesi di indagini e processo, la donna è stata condannata: una vicenda che ha scosso profondamente la comunità locale.
Una bambina di appena dieci mesi ha perso la vita dopo essere rimasta chiusa in automobile per circa un’ora e mezza, con una temperatura esterna che toccava i 37 gradi. La madre era entrata in servizio in un fast food, dimenticando la piccola sul seggiolino. Quando i soccorsi sono intervenuti, la temperatura corporea della neonata aveva raggiunto i 41 gradi.
La corsa in ospedale è stata immediata, ma le condizioni erano già disperate. I medici hanno tentato le manovre di rianimazione, senza successo. In seguito la bimba è stata trasferita in un’altra struttura sanitaria, dove è deceduta la sera successiva. Gli accertamenti hanno stabilito che la causa del decesso è stata un colpo di calore.
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L’episodio si è verificato in Louisiana, negli Stati Uniti nell’agosto del 2024. A distanza di mesi, il tribunale ha condannato la madre, Hannah Faith Cormier, 32 anni, a cinque anni di carcere con lavori forzati, escludendo benefici come libertà vigilata, condizionale o sospensione della pena. La donna è madre di altri quattro figli.
Davanti agli investigatori, la trentaduenne ha spiegato di aver lasciato la figlia in auto in modo del tutto involontario mentre si trovava al lavoro. La difesa ha parlato di una giornata segnata da forte confusione: la donna, malata, non pensava nemmeno di dover coprire quel turno.
Il legale ha evidenziato il percorso intrapreso successivamente dalla madre, tra sostegno psicologico e consulenza genitoriale, sottolineando i miglioramenti raggiunti. Dopo questo percorso, la donna ha riottenuto, sotto supervisione, la custodia degli altri figli.
La procura distrettuale ha ricordato quanto la morte della bambina abbia colpito l’intera comunità, parlando di un caso doloroso e complesso maturato in circostanze tragiche, ribadendo l’impegno a tutelare i minori e chi non può difendersi.