Prima classe senza bambini sui TGV Parigi-Lione, scoppia la polemica sulla scelta della Sncf

La nuova classe premium dei TGV tra Parigi e Lione promette silenzio e comfort, ma esclude i minori di 12 anni. La scelta della compagnia ferroviaria francese accende proteste, tra accuse di discriminazione e un acceso dibattito sociale.

prima classe

Sui collegamenti ad alta velocità tra Parigi e Lione, la nuova offerta Optimum Plus ha acceso un confronto acceso ben oltre il semplice tema del comfort di viaggio. La compagnia ferroviaria nazionale francese ha introdotto questa formula premium per garantire un ambiente tranquillo, ma la regola che limita l’accesso ai passeggeri dai 12 anni in su ha fatto esplodere le critiche.

Il servizio, che ha sostituito la precedente Business Première dall’inizio di gennaio, si rivolge in particolare a chi viaggia per lavoro, componente rilevante su questa tratta. Il biglietto ha un costo fisso di 180 euro, ridotto a 108 per chi possiede la carta Liberté, e comprende poltrone più ampie, accesso alle lounge in stazione, ristorazione servita al posto e un contesto pensato per ridurre al minimo i rumori.

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La società ferroviaria difende la scelta parlando di segmentazione commerciale e sottolineando che i posti di questa categoria rappresentano solo l’8% della disponibilità a bordo nei giorni feriali. Secondo l’azienda, la maggior parte dei sedili resta accessibile a tutti e nel fine settimana non sono previste restrizioni legate all’età.

Le giustificazioni ufficiali non hanno però placato le reazioni, innescate anche dalla diffusione di un messaggio promozionale che specificava come, per preservare il comfort nello spazio dedicato, i bambini non fossero ammessi. La posizione è stata interpretata da molti come l’adozione di una logica “no kids” da parte di un grande operatore pubblico.

Il confronto si è rapidamente spostato sui social, dove numerosi utenti hanno evidenziato un aspetto ritenuto contraddittorio: negli stessi vagoni in cui i minori non possono entrare, gli animali domestici restano invece autorizzati, nel rispetto delle regole di trasporto previste.

La discussione ha assunto così un significato più ampio, toccando temi legati alla percezione dell’infanzia nella società e alle politiche di inclusione. Tra le critiche ricorre l’idea che, invece di puntare su spazi attrezzati per le famiglie o soluzioni dedicate ai più piccoli, si sia preferito tutelare il silenzio della clientela business attraverso un criterio di esclusione.