Micaela Ramazzotti è Elena del Ghetto, il film sulla donna che sfidò fascismo e occupazione nazista a Roma
La storia di una donna che sfidò fascismo e nazismo nel cuore di Roma rivive al cinema: coraggio, ribellione e memoria in un film ambientato tra il 1938 e il 1943, con Micaela Ramazzotti nei panni di una figura ancora ricordata al Ghetto.
«La sua vicenda mi ha attraversata», racconta Stefano Casertano, regista di Elena del Ghetto, film che riporta sullo schermo la vita di Elena Di Porto, conosciuta a Roma come “la matta di piazza Giudia”. Una donna che, in anni segnati da leggi razziali e violenza, scelse di opporsi senza compromessi alle sopraffazioni.
Ambientata nella Capitale tra il 1938 e il 1943, la pellicola ricostruisce un periodo cruciale della storia italiana, seguendo il percorso di una figura fuori dagli schemi che non accettò mai l’obbedienza imposta dal regime fascista né l’occupazione nazista.
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Elena Di Porto era ricordata per il suo carattere indomabile: indossava pantaloni, fumava, beveva, praticava la boxe e passava le serate al biliardo. Soprattutto, non tollerava le ingiustizie e reagiva immediatamente davanti agli abusi, pagando spesso di persona il prezzo delle sue scelte.
Il film arriva nelle sale dal 29 gennaio, in prossimità del Giorno della Memoria, dopo una proiezione dedicata alle scuole e una presentazione istituzionale. Al centro del racconto c’è il tentativo disperato di salvare quante più persone possibile quando Elena venne a conoscenza in anticipo del rastrellamento del 16 ottobre 1943.
A darle volto e voce è Micaela Ramazzotti, che ricorda una scena chiave: la notte in cui Elena percorse le strade del Ghetto urlando di fuggire. Nessuno le credette. Dopo aver messo in salvo i figli, decise di non scappare, scegliendo di condividere il destino degli altri deportati.
Alla Sinagoga di Roma una targa ricorda i partigiani ebrei che si opposero all’occupazione durante la Seconda guerra mondiale. Tra i nomi, solo due appartengono a donne. Uno è quello di Elena Di Porto, simbolo di una resistenza spesso dimenticata.
Ramazzotti racconta di aver lavorato per restituire al pubblico una figura completa, fatta di forza e irriverenza, ma anche di umanità profonda. Una donna che non provava odio e non restava mai indifferente, sempre pronta ad agire in difesa dei più deboli.
Per prepararsi al ruolo, l’attrice ha studiato anche il giudaico-romanesco. Un percorso che l’ha sorpresa: pensava di muoversi in un contesto familiare, ma si è ritrovata ad affrontare una lingua e un mondo nuovi, lasciando poi spazio all’istinto sul set.
Il film restituisce così il ritratto di una donna libera e scomoda, etichettata come “matta” perché diversa e impossibile da incasellare, la cui storia continua ancora oggi a risuonare tra le strade del Ghetto di Roma.
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