Virus Nipah, allarme in India: mortalità fino al 75% e nessuna terapia disponibile
Un virus ad altissima letalità riaccende l’allarme sanitario in India: nuovi casi tra operatori ospedalieri, nessuna cura specifica disponibile e misure di contenimento già attivate dalle autorità locali.
Il virus Nipah torna al centro dell’attenzione internazionale dopo la conferma di nuovi contagi in India. Nel Bengala Occidentale sono stati accertati cinque casi di infezione da questo patogeno altamente aggressivo, noto per l’elevato tasso di mortalità e per l’assenza di cure mirate o vaccini.
L’episodio sarebbe riconducibile a un focolaio sviluppatosi all’interno di un ospedale privato di Barasat. Il primo paziente, un uomo poi deceduto, avrebbe trasmesso il virus prima che gli esami di laboratorio confermassero la diagnosi. Le persone risultate positive sono tutte operatori sanitari, tra medici e infermieri impegnati nell’assistenza.
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Le autorità sanitarie hanno immediatamente avviato il tracciamento dei contatti, individuandone circa 200. Di questi, un centinaio è stato posto in isolamento preventivo per 21 giorni. Al momento non sono emersi sintomi e i test effettuati hanno dato esito negativo.
Secondo le indicazioni internazionali, il periodo di incubazione del virus Nipah varia generalmente tra i 4 e i 14 giorni, ma in situazioni particolari può arrivare fino a 45 giorni. L’infezione può presentarsi senza segnali evidenti oppure iniziare con sintomi simili a quelli influenzali.
Febbre, dolori muscolari, nausea, mal di testa e brividi rappresentano le manifestazioni iniziali più comuni. Nei quadri clinici più severi, però, la malattia può evolvere rapidamente verso encefalite acuta, convulsioni, difficoltà respiratorie e coma, con una letalità stimata tra il 40 e il 75%.
Il Nipah è una zoonosi: il salto di specie avviene principalmente dai pipistrelli della frutta, considerati il serbatoio naturale del virus. Il contagio può avvenire anche attraverso animali intermedi, come i suini, o tramite alimenti contaminati.
Il patogeno è stato individuato per la prima volta alla fine degli anni Novanta nel Sud-Est asiatico e, da allora, ha causato diversi focolai in Paesi come India, Bangladesh e Filippine. In India, lo Stato del Kerala è stato più volte interessato da epidemie negli ultimi anni.
Le autorità locali hanno trasferito due pazienti in una struttura specializzata per le malattie infettive a Calcutta. Le condizioni di uno dei ricoverati mostrano segnali di miglioramento, mentre l’altra paziente resta in stato critico ed è assistita in terapia intensiva.
Il virus Nipah rientra tra i patogeni considerati prioritari a livello globale per il rischio epidemico e l’elevata pericolosità. In assenza di vaccini o farmaci specifici, l’approccio terapeutico disponibile resta limitato alle cure di supporto e al controllo delle complicanze.