Bimbi rinchiusi all'asilo in sacchi letto: condanna per sequestro di persona
Bambini puniti al buio e costretti nei sacchi letto: una sentenza aggrava la condanna dell’ex direttrice di un asilo del Veneziano, riconoscendo anche il sequestro di persona per fatti avvenuti tra il 2014 e il 2019.
Castighi inflitti lontano dagli occhi degli altri, pianti lasciati senza risposta e punizioni al buio: è quanto emerso sul funzionamento di un asilo di Mirano, in provincia di Venezia. Secondo le ricostruzioni, alcuni bambini venivano isolati nella cosiddetta stanza del sonno e lasciati lì per ore.
In più occasioni, come riferito dalle testimonianze, i piccoli sarebbero stati costretti dentro sacchi letto con cerniera, utilizzati per coprire i lettini e chiusi in modo da impedirne l’uscita. Una pratica che avrebbe aumentato lo stato di paura e sofferenza.
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L’ex direttrice della struttura era già stata condannata in primo grado a 4 anni e 8 mesi per maltrattamenti. Il 22 gennaio 2026 il Tribunale di Trento ha aggravato la pena, aggiungendo un anno per il reato di sequestro di persona.
I fatti contestati si collocano in un arco temporale compreso tra il 2014 e il 2019. A far partire l’indagine erano state alcune insegnanti, in disaccordo con i metodi adottati, che avevano segnalato comportamenti violenti e umilianti.
Dalle deposizioni è emerso un quadro fatto di strattoni, prese per il collo e limitazioni anche nei bisogni primari, come l’assunzione di acqua, per ridurre il cambio dei pannolini. Episodi che, secondo i giudici, configurano una condotta sistematica.
Il procedimento si è svolto a Trento per evitare conflitti, dato che il padre di uno dei bambini coinvolti presta servizio come magistrato in Veneto. La sentenza ha riconosciuto il diritto al risarcimento per sette minori costituiti parte civile.
Gli importi stabiliti prevedono 15 mila euro per cinque bambini e 20 mila per altri due, oltre a 10 mila euro ciascuno destinati ai genitori, a copertura del danno subito e delle spese legali.
I legali della difesa hanno contestato la decisione, sostenendo che in passato più pubblici ministeri avevano chiesto l’archiviazione per gli stessi fatti. Annunciato il ricorso in appello contro la sentenza.