Crans-Montana, lo Zio di Chiara Costanzo: Rispetto per le Vittime, Così Vogliono Ripulire l'Immagine
A Crans-Montana, a venti giorni dalla tragedia, la voce di Piero Costanzo rompe il silenzio: chiede rispetto per le vittime e accusa chi tenta di riportare tutto alla normalità, come se il dolore potesse essere nascosto sotto la neve.
A distanza di venti giorni dalla tragedia che ha sconvolto Crans-Montana, Piero Costanzo, zio di Chiara Costanzo, una delle giovani italiane decedute, ha affidato il suo sfogo a un’intervista televisiva. Le sue parole nascono davanti al memoriale improvvisato di Le Constellation, diventato simbolo di una ferita ancora aperta.
Costanzo denuncia quello che percepisce come un ritorno forzato alla normalità, giudicato irrispettoso verso le vittime. Parla di quaranta ragazzi morti, di famiglie spezzate e di 115 persone ricoverate, alcune destinate a convivere per sempre con conseguenze gravissime.
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Secondo lo zio di Chiara, la gestione della comunicazione punta a ridurre l’impatto visivo e mediatico della strage, quasi a voler attenuare la portata reale di quanto accaduto. Un atteggiamento che, a suo dire, rischia di trasformare il dolore in un dettaglio scomodo da nascondere.
Nel ricordare la nipote, Costanzo la descrive come una ragazza brillante, determinata, capace di affrontare ogni impegno con passione e intensità. Una giovane donna piena di entusiasmo, travolta da un evento che ha cambiato per sempre la vita di chi la conosceva.
L’appello finale è rivolto a chi vive di turismo e promozione del territorio. Per lo zio di Chiara, Crans-Montana tenta di ripulire la propria immagine, invitando a sciare o giocare a golf come se nulla fosse accaduto, mentre il ricordo della strage resta sepolto sotto la neve.
Costanzo ribadisce di essere lì solo per chiedere rispetto, per Chiara e per tutte le persone coinvolte. Un dolore che non si rimargina e che, secondo lui, non può essere coperto da silenzi, strategie comunicative o ritorni apparenti alla normalità.