Ristorante vegano rifiuta di scaldare omogeneizzato di carne, scoppia la polemica a Casale Monferrato
La richiesta di scaldare un omogeneizzato di carne in un ristorante vegano a Capodanno ha acceso una discussione tra clienti e titolare, culminata in un acceso confronto e in una valanga di polemiche sui social.
La sera del 31 dicembre, in un ristorante vegano di Casale Monferrato, un gruppo di dieci persone ha chiesto di poter riscaldare in cucina un omogeneizzato a base di vitello e patate destinato a un neonato.
La titolare ha negato la possibilità, spiegando che nel locale non è consentito introdurre cibo esterno e che, per coerenza etica, la cucina non tratta prodotti di origine animale.
Alla motivazione ideale si è aggiunta quella sanitaria. La ristoratrice ha ricordato che un alimento portato da fuori non consente alcuna verifica sulle modalità di conservazione e sulla catena del freddo, elementi fondamentali quando si parla di alimentazione infantile.
Il rifiuto ha innescato una reazione dura da parte dei clienti, che hanno lasciato il locale tra proteste, insulti e minacce. La situazione, secondo la proprietaria, era già tesa e non lasciava spazio a mediazioni.
Nei giorni successivi l’episodio ha alimentato un acceso dibattito online, con numerose recensioni negative, spesso firmate anche da persone che non avevano mai messo piede nel ristorante.
La titolare ha precisato di non avere alcuna ostilità verso le famiglie con bambini e ha annunciato l’intenzione di introdurre omogeneizzati vegetali certificati, preparati secondo standard di sicurezza controllabili.
Il punto, ribadisce, non riguarda il rifiuto di nutrire un neonato, ma la responsabilità di farlo senza esporlo a rischi come contaminazioni batteriche o tossinfezioni, ricordando casi recenti legati a listeria e botulino.