Delitto di Garlasco, la Procura valuta il processo per Andrea Sempio: il peso incerto del Dna

A diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, l’inchiesta di Garlasco entra in una fase decisiva. La Procura valuta il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, mentre il Dna resta al centro di un confronto scientifico e giudiziario irrisolto.

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Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco, è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria a distanza di quasi due decenni. Dopo la riapertura dell’indagine, Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, risulta nuovamente indagato per omicidio in concorso, un’accusa che ha sempre respinto.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Pavia, si avvicina ora a una fase decisiva. Il deposito della consulenza della patologa forense Cristina Cattaneo ha fornito nuovi elementi sulla dinamica dell’aggressione e sulle cause della morte, spingendo i magistrati a valutare l’ipotesi di una richiesta di rinvio a giudizio.

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Parallelamente, resta sullo sfondo la posizione di Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. In prossimità della fine della pena, continua a dichiararsi estraneo ai fatti.

La riapertura del fascicolo è stata disposta nel gennaio dello scorso anno, su decisione della gip Daniela Garlaschelli, accogliendo la richiesta dei pm sostenuta anche dalla difesa di Stasi. Il punto di partenza è stato un nuovo esame critico della perizia genetica eseguita nel 2014 durante l’Appello bis.

All’epoca, le tracce biologiche rinvenute sotto le unghie di Chiara Poggi avevano rivelato la presenza di Dna maschile. Ulteriori valutazioni hanno indicato una compatibilità genetica con la linea maschile della famiglia di Andrea Sempio, elemento che ha riaperto il fronte investigativo.

Il Dna, insieme all’impronta palmare individuata sul muro della scala che conduce al seminterrato, è stato oggetto dell’incidente probatorio concluso nel dicembre scorso. Le interpretazioni restano divergenti: per accusa e difesa Stasi rafforzano il quadro indiziario, mentre per la difesa di Sempio e la parte civile non modificano in modo sostanziale la ricostruzione dei fatti.

La genetista della Polizia di Stato Denise Albani ha lavorato esclusivamente sulla documentazione disponibile, poiché il materiale biologico originario è stato completamente utilizzato e non è più analizzabile. Nel verbale dell’udienza ha sottolineato l’assenza di certezze scientifiche sui profili genetici esaminati.

Sotto le unghie della vittima sono emersi più profili maschili, almeno uno dei quali compatibile con la linea familiare di Sempio. Si tratta però di aplotipi parziali e mescolati, privi di un’identificazione univoca. La presenza del cromosoma Y consente soltanto di circoscrivere una linea maschile, senza permettere l’attribuzione a una persona specifica.

Secondo Albani, le attuali metodologie non consentono di stabilire quando il materiale sia stato depositato né in quali circostanze. Non è possibile determinare se derivi da un contatto durante l’aggressione o da eventi precedenti, né associarlo a una zona precisa dell’unghia.

Ulteriori limiti derivano dall’analisi biostatistica: mancano database pienamente rappresentativi della popolazione di riferimento e i software utilizzati non sono in grado di stimare con precisione il rischio di contaminazioni o artefatti di laboratorio.

In questo contesto, la compatibilità genetica attribuita ad Andrea Sempio viene collocata su un livello che va da “moderato” a “forte”, senza però raggiungere una soglia di certezza scientifica condivisa.

A un anno dalla riapertura dell’indagine, il Dna resta l’elemento più discusso e controverso del fascicolo Garlasco. Spetterà ora alla Procura valutare se questo insieme di indizi, pur incompleto e complesso, possa sostenere un processo penale per uno dei casi giudiziari più dibattuti della cronaca italiana.