Bambino fermato dall'Ice a Columbia Heights: polemica sulle nuove direttive federali
Un bambino di cinque anni fermato davanti a casa, il padre arrestato e una comunità sotto shock. Il caso di Columbia Heights riaccende il dibattito sui limiti delle operazioni dell’Ice e sulle tutele costituzionali negli Stati Uniti.
La scena è avvenuta davanti a un’abitazione di Columbia Heights, in Minnesota: un bambino di cinque anni, identificato come L.C.R., trattenuto da agenti federali mentre il padre veniva arrestato. L’immagine ha rapidamente acceso proteste e interrogativi sul modo in cui le forze dell’ordine gestiscono le operazioni legate all’immigrazione.
A denunciare l’accaduto è stata la sovrintendente scolastica Zena Stenvik, che ha parlato di un trattamento inaccettabile per un minore, assimilato a un pericoloso criminale. Le sue parole hanno dato voce a un malcontento già diffuso in uno Stato segnato da recenti episodi di violenza e da un clima sociale particolarmente teso.
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Il fermo è avvenuto il 20 gennaio, quando L. e suo padre Adrian stavano rientrando dalla scuola materna. Alla vista degli agenti nel vialetto, l’uomo ha tentato di allontanarsi a piedi, venendo però bloccato poco dopo. In quei minuti concitati, il bambino è rimasto sotto la sorveglianza di un agente federale.
Secondo quanto segnalato dalla scuola, gli agenti avrebbero poi coinvolto il piccolo chiedendogli di bussare alla porta di casa per verificare se ci fossero altre persone all’interno. Un passaggio che ha alimentato le accuse di aver utilizzato il minore come strumento operativo, con modalità giudicate inopportune da insegnanti e attivisti.
Padre e figlio sono stati trasferiti in un centro di detenzione a San Antonio, in Texas, sotto la competenza della Homeland Security. Le autorità hanno parlato di motivi di sicurezza e di “causa probabile”, ma la difesa della famiglia ha offerto una versione diversa.
L’avvocato Marc Prokosch ha spiegato che Adrian e il figlio non si troverebbero in una condizione di irregolarità classica. La famiglia avrebbe seguito l’intero percorso previsto per la richiesta di asilo, presentandosi ai valichi di frontiera e attendendo l’esito della procedura secondo le regole.
Il caso si intreccia con una questione giuridica più ampia legata alle recenti direttive del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale. Un documento interno, datato maggio 2025, consentirebbe agli agenti di entrare in abitazioni private anche senza un mandato firmato da un giudice.
Al centro della polemica c’è l’uso del Form I-205, un atto amministrativo firmato da funzionari dell’immigrazione e non da un tribunale ordinario. Numerosi giuristi sostengono che questa procedura contrasti con il Quarto Emendamento della Costituzione, che tutela i cittadini da perquisizioni e sequestri arbitrari.
La reazione politica è stata immediata. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha definito questa linea operativa “pericolosa e inaccettabile”, accusando l’Ice di muoversi ai margini delle garanzie costituzionali.
Il Dipartimento della Sicurezza Interna continua invece a difendere l’operato degli agenti, ribadendo che tutte le persone coinvolte avrebbero ricevuto il giusto processo. Intanto, a Columbia Heights, resta lo sconcerto per un episodio che ha coinvolto direttamente un bambino in un’azione di polizia ad alta tensione.