La confessione di Claudio Carlomagno sull'omicidio di Federica Torzullo, ma la Procura non è convinta

La confessione di Claudio Carlomagno apre nuovi scenari sull’omicidio di Federica Torzullo, ma la Procura resta scettica sulla dinamica. Autopsia, indizi e contraddizioni delineano un quadro ancora incompleto.

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Claudio Agostino Carlomagno ha ammesso di aver ucciso la moglie Federica Torzullo nell’appartamento di Anguillara Sabazia, al termine di una discussione. Davanti al giudice ha parlato di circa 45 minuti di violenza, spiegando di aver agito per paura di perdere l’affidamento del figlio.

L’uomo ha raccontato di aver gettato il coltello e distrutto il telefono della donna dopo l’omicidio. Per questo motivo il cellulare non potrà più essere recuperato, mentre l’arma resta al momento non localizzata con precisione.

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Il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, pur riconoscendo il valore della confessione, ha chiarito che la ricostruzione fornita dall’indagato presenta ancora diverse incongruenze. I tempi indicati e alcune fasi dell’aggressione non coincidono con gli elementi raccolti dagli investigatori.

Secondo la Procura, Carlomagno appare provato, ma non avrebbe manifestato parole o gesti di reale pentimento nei confronti della vittima. Gli inquirenti ritengono quindi necessario approfondire le zone d’ombra emerse durante l’interrogatorio.

Le indagini confermano che tutto si sarebbe svolto nell’abitazione della coppia, come documentato anche dalle immagini delle telecamere di sorveglianza. Le ammissioni dell’uomo, durate quasi quattro ore, sarebbero state rese anche su indicazione del suo legale.

Al centro delle dichiarazioni c’è stato più volte il figlio della coppia, dieci anni, rimasto senza madre e con il padre in carcere. La Procura contesta a Carlomagno il reato di femminicidio, ipotizzando come movente la rabbia legata alla nuova relazione intrapresa dalla donna.

L’articolo 577 bis del codice penale prevede l’ergastolo per l’uccisione di una donna motivata da odio, controllo o repressione della sua libertà personale. La scomparsa di Federica era stata denunciata l’8 gennaio; il corpo è stato ritrovato giorni dopo in una buca in un terreno vicino all’azienda del marito.

Inizialmente Carlomagno si era avvalso della facoltà di non rispondere. Ora si trova detenuto a Civitavecchia, con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per il rischio di inquinamento delle prove.

Il giudice ha descritto l’indagato come una persona incapace di controllare i propri impulsi, sottolineando la violenza esercitata durante l’aggressione e i successivi tentativi di ostacolare il ritrovamento del corpo.

I primi risultati dell’autopsia parlano di 23 coltellate, concentrate in gran parte su volto e collo. Sono state riscontrate anche ustioni su diverse parti del corpo e segni di schiacciamento compatibili con l’uso di un mezzo meccanico.

La donna avrebbe cercato di difendersi, come dimostrano almeno quattro ferite da difesa. La morte sarebbe stata provocata dalla lesione dei principali vasi arteriosi del collo, con un colpo fatale inferto sul lato destro.

Gli esami suggeriscono l’uso di una lama a doppio filo. Numerose tracce di sangue sono state trovate sugli abiti da lavoro del marito, in un armadio e all’interno della sua auto, rafforzando il quadro indiziario a suo carico.