Massimo Bossetti: Non ho ucciso Yara Gambirasio, vorrei sapere chi è il colpevole
Dal carcere di Bollate, Massimo Bossetti torna a parlare del caso Yara Gambirasio, ribadendo la propria innocenza e contestando accuse e ricostruzioni che lo hanno portato all’ergastolo, in un’intervista che riaccende il dibattito pubblico.
Massimo Bossetti riappare in televisione dal carcere di Bollate, dove sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. L’intervista, trasmessa il 21 gennaio 2026 in una puntata speciale di Porta a Porta, riporta al centro dell’attenzione uno dei casi giudiziari più discussi in Italia.
Il muratore bergamasco si presenta con un messaggio chiaro: continua a proclamarsi innocente. Di fronte alle domande dirette del conduttore, ribadisce di non avere mai avuto un ruolo nella morte della tredicenne scomparsa nel 2010 a Brembate di Sopra.
Alla richiesta di indicare un possibile responsabile, Bossetti non cambia linea. «Vorrei saperlo anch’io», afferma, sottolineando come, a suo dire, le indagini non abbiano mai individuato con certezza l’autore del delitto di Yara Gambirasio.
L’uomo ricorda che la sua condanna è stata confermata in tutti i gradi di giudizio, ma insiste nel ritenere che le prove raccolte non dimostrino la sua colpevolezza. Per questo continua a parlare di un errore giudiziario che, secondo lui, avrebbe segnato definitivamente la sua vita.
Nel corso del colloquio, Bossetti affronta anche il tema delle ricerche online a lui attribuite durante il processo. Nega di aver mai cercato materiale pornografico con minori, definendo quelle accuse come elementi distorti e utilizzati per costruire un profilo negativo della sua persona.
A distanza di anni le dichiarazioni continuano a dividere l’opinione pubblica tra chi considera il caso definitivamente chiuso e chi ritiene che permangano zone d’ombra nella ricostruzione dei fatti.
Dal carcere, Bossetti ribadisce di voler conoscere la verità sull’omicidio della ragazza, sostenendo che solo l’individuazione del vero responsabile potrà chiarire definitivamente una vicenda che, ancora oggi, resta tra le più controverse della cronaca italiana.