Crans-Montana, il fratello di Sofia: L'abbiamo riconosciuta dalle unghie, serviranno anni per guarire
Nel reparto ustionati di Niguarda, la famiglia di Sofia vive giorni sospesi tra paura e attesa. Il fratello Mattia racconta la forza di restare uniti e il trauma che segnerà per sempre chi ha attraversato l’incendio di Crans-Montana.
Le ore scorrono lente nei corridoi del Centro Grandi Ustionati di Niguarda. Per la famiglia di Sofia, sedici anni, sopravvissuta al rogo di Crans-Montana, il tempo è diventato un’attesa continua fatta di monitor, visite mediche e silenzi carichi di tensione.
Mattia Donadio, 26 anni, non si allontana quasi mai dall’ospedale insieme ai genitori e alla sorella Alice. Racconta che i primi momenti sono stati i più duri: Sofia era irriconoscibile, tanto che l’hanno identificata solo osservando le unghie, unico dettaglio familiare rimasto intatto.
Secondo i medici, il percorso di guarigione sarà lungo e complesso. Le ustioni hanno lasciato segni profondi sul corpo e sulla mente, e serviranno anni prima che la ragazza possa recuperare una parte della normalità perduta. La famiglia si aggrappa a ogni piccolo miglioramento come a una conquista.
Mattia ammette che l’esperienza lo ha cambiato. Oggi prova disagio nei luoghi chiusi, affollati o poco ventilati. Il ricordo delle fiamme e del fumo resta vivido, come una ferita invisibile che accompagna ogni passo fuori dall’ospedale.
La scelta, però, è stata quella di non separarsi mai. Restare uniti, spiega, è l’unico modo per affrontare un dolore che nessuno può reggere da solo. In quelle stanze illuminate artificialmente, la famiglia cerca forza nella presenza reciproca e nella speranza che Sofia possa tornare, lentamente, a vivere.