Trump a Davos rilancia l'America: boom economico, leadership globale e sfida all'Europa
A Davos Trump dipinge un’America in pieno boom, con dati record, inflazione sotto controllo e leadership globale. Ma tra stime, revisioni e previsioni internazionali, il quadro appare più complesso di quanto raccontato.
Dal palco del World Economic Forum, Donald Trump utilizza l’economia come strumento politico e simbolico. Il messaggio è diretto: gli Stati Uniti sarebbero entrati in una fase di espansione senza precedenti, mentre l’Europa, a suo giudizio, starebbe perdendo direzione e slancio.
Il presidente parla di una crescita “mai vista”, citando una proiezione del 5,4% per il quarto trimestre del 2025. Una previsione ancora da confermare, che si inserisce nel solco dei dati già diffusi: il Pil statunitense, secondo le rilevazioni del Tesoro, ha segnato un +4,3% nel terzo trimestre, superando le attese e accelerando rispetto al periodo precedente.
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Si tratta però di stime preliminari, condizionate dalla chiusura prolungata degli uffici federali durante lo shutdown autunnale. Una variabile che potrebbe portare a revisioni significative e che rende il confronto complesso con le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, molto più prudenti sulla crescita americana dei prossimi due anni.
Trump spinge oltre il racconto dei numeri. Dichiarata l’inflazione ormai sotto controllo, attribuisce alle proprie politiche il merito di un possibile ulteriore balzo dell’economia. Anticipa inoltre un imminente cambio ai vertici della Federal Reserve e ribadisce la necessità di tassi d’interesse più bassi rispetto a quelli degli altri Paesi.
Nel suo intervento trovano spazio anche l’intelligenza artificiale, settore in cui gli Stati Uniti rivendicano una posizione di guida, e i dazi, presentati come uno strumento di riequilibrio nei rapporti commerciali internazionali. Una narrazione che unisce tecnologia, industria e politica estera in un unico disegno strategico.
Il cuore del discorso resta però geopolitico. Trump descrive l’America come il perno dell’economia mondiale, sostenendo che la prosperità globale dipenderebbe direttamente da quella statunitense. In questo contesto inserisce anche la richiesta di avviare negoziati immediati sulla Groenlandia, davanti a una platea di leader finanziari divisi tra attenzione e inquietudine.
Il messaggio rivolto all’Europa è netto: l’egemonia americana viene proposta come un destino già scritto, fondato su dati e risultati che, secondo Trump, non lasciano spazio a interpretazioni alternative.