Crans-Montana, il mistero delle telecamere spente prima dell'incendio al Constellation
Le telecamere del Constellation si fermano tre minuti prima del rogo di Capodanno. Un dettaglio che apre nuovi interrogativi sull’incendio costato la vita a quaranta giovani e mette sotto pressione l’inchiesta sulla sicurezza del locale.
All’interno del bar Le Constellation, undici telecamere controllavano ogni angolo del locale. Le immagini si interrompono alle 1:23 della notte di Capodanno. Tre minuti dopo, l’incendio devasta il piano sotterraneo e trasforma la festa in una tragedia.
Secondo gli atti dell’inchiesta, il rogo sarebbe iniziato alle 1:26, quando una candelina pirotecnica fissata a una bottiglia di champagne ha incendiato i pannelli di schiuma fonoassorbente del soffitto. Le fiamme si sono propagate in pochi istanti, avvolgendo l’intero salone.
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Eleonora Palmieri, una delle sopravvissute, ha raccontato di aver visto il fuoco risalire le scale, mentre l’odore dei tessuti e della pelle bruciata rendeva l’aria irrespirabile. Il bilancio è drammatico: quaranta vittime, quasi tutte giovanissime, e numerosi feriti in condizioni critiche.
Jacques Moretti, gestore del locale, ha riferito agli investigatori che il sistema di videosorveglianza si sarebbe improvvisamente bloccato. «Non posso più resettarlo», avrebbe dichiarato, mostrando screenshot delle ultime registrazioni disponibili, tutte ferme alle 1:23.
Le immagini mostrano un piano superiore quasi deserto e, al contrario, un piano inferiore affollato. In un’inquadratura compare anche l’uscita di emergenza: la porta appare aperta, ma un mobile ne ostacola il passaggio. Accanto è visibile un estintore appeso al muro. Non è possibile stabilire se la scena fosse identica pochi minuti dopo.
Il tema della sicurezza antincendio riporta alla luce controlli passati mai completamente risolti. Documenti di ispezioni del 2018 segnalavano carenze nei piani di evacuazione, nella formazione del personale e nella corretta segnalazione degli estintori. Gli stessi problemi risultavano ancora presenti l’anno successivo.
Dopo il 2019, però, non risultano ulteriori verifiche ufficiali. Le autorità comunali hanno fatto sapere che eventuali dichiarazioni verranno rilasciate solo agli organi giudiziari competenti.
Nel frattempo, Moretti è stato sottoposto a un interrogatorio durato quasi dieci ore. I suoi legali hanno confermato che l’imprenditore ha risposto a tutte le domande, ma alcune spiegazioni non hanno convinto pienamente gli inquirenti.
Durante l’audizione, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla dinamica dell’incendio e sulle condizioni del locale. In precedenza, il focus era stato invece sulla situazione economica della famiglia, proprietaria di tre locali a Crans-Montana, ma con disponibilità finanziarie risultate estremamente limitate.
Restano aperti numerosi interrogativi: la reale capienza del bar, la qualità dei materiali che hanno preso fuoco, l’efficacia delle procedure di evacuazione e la reale fruibilità delle uscite di sicurezza.
Per chiarire questi aspetti, la procura affiderà una perizia a due specialisti dell’Istituto Forense di Zurigo, in collaborazione con lo Swiss Safety Center. Gli esperti dovranno anche ricostruire digitalmente l’incendio, simulando la propagazione delle fiamme e i tempi di diffusione del fumo.
Intanto, la posizione di Jacques Moretti resta sospesa: la possibilità di ottenere la libertà su cauzione, fissata a 200mila franchi svizzeri, dipende dalle valutazioni della magistratura e dall’esito dei prossimi interrogatori.