Eleonora Palmieri e l'incendio al Constellation: il racconto della notte di fuoco a Crans-Montana

Trasferita a Cesena dopo settimane di cure a Milano, Eleonora Palmieri racconta la notte dell’incendio al Constellation e il percorso di guarigione tra dolore, paura e la forza trovata negli affetti più vicini.

eleonora palmieri

Le condizioni di Eleonora Palmieri, veterinaria riminese di 29 anni rimasta ferita nel rogo del bar Le Constellation a Crans-Montana durante la notte di Capodanno, sono stabili. Dopo il ricovero al Niguarda di Milano, la giovane è stata trasferita all’ospedale Bufalini di Cesena per proseguire le terapie nel Centro Grandi Ustionati Romagna.

L’azienda sanitaria Ausl Romagna ha confermato che il percorso clinico procede con attenzione costante e con il coinvolgimento di un’équipe specializzata. La paziente alterna momenti di maggiore forza a fasi più difficili, segnate dal bisogno di silenzio e di raccoglimento.

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Eleonora ha scelto di raccontare ciò che ha vissuto, spiegando come la condivisione con le persone più care rappresenti, a volte, un sostegno indispensabile. In altri momenti, invece, prevale la necessità di proteggersi, lasciando spazio solo alla propria fragilità.

La sera dell’incendio si trovava in Svizzera per la prima volta, insieme al fidanzato Filippo e a un gruppo di amici. L’idea era quella di salutare l’anno nuovo in montagna, immersi in un clima di festa. Poco prima della mezzanotte avevano raggiunto la piazza, tra musica, folla e un’atmosfera carica di entusiasmo.

Superata da pochi istanti la soglia del locale, la situazione è cambiata all’improvviso. La spinta della gente verso l’uscita ha separato Eleonora da Filippo, rimasto fuori. In quel caos, il pensiero che lui fosse al sicuro è diventato il suo unico punto fermo.

Nel giro di pochi secondi il fumo ha invaso la veranda. Dalle scale ha visto salire le fiamme, mentre l’aria diventava sempre più pesante. Le porte erano bloccate dalla folla e le finestre non offrivano alcuna via di fuga. La sensazione di essere intrappolata è stata immediata.

«Non ce la farò», si è detta mentre cercava disperatamente una via d’uscita. L’istinto di sopravvivenza l’ha spinta a muoversi nonostante l’aria tossica e la confusione, fino a riuscire a mettersi in salvo.

Trasportata d’urgenza all’ospedale di Sion, ha ricevuto le prime cure. Ricorda il dolore intenso, la pelle che sembrava cedere, l’odore dei collant bruciati aderenti alle gambe e una sensazione insopportabile sul volto. Poi il freddo improvviso, che la faceva tremare senza controllo.

Nei giorni successivi, il sostegno della famiglia, di Filippo e del personale sanitario è diventato un appiglio fondamentale. La stanza d’ospedale, racconta, si è trasformata in uno spazio familiare grazie alla presenza costante di chi non l’ha mai lasciata sola.

Oggi Eleonora affronta il percorso di recupero con lucidità e determinazione, consapevole che la strada è ancora lunga, ma sostenuta da un affetto che considera parte integrante della sua guarigione.