Pietro Trevisan lascia il hi-tech e crea una micro-farm di funghi nel cuore di Milano
Ha lasciato una carriera hi-tech ben pagata per riportare l’agricoltura dentro la città. Oggi coltiva funghi a pochi chilometri dal Duomo, con una micro-farm tecnologica e sostenibile che guarda al futuro delle metropoli.
Pietro Trevisan ha 30 anni, una laurea in economia alla Cattolica e un percorso internazionale che lo ha portato dagli Stati Uniti all’Europa. In North Carolina consegue un doppio titolo di studi e svolge uno stage in Tesla, dove coordina la logistica in Italia con uno stipendio che sfiorava gli 8mila euro mensili.
Nonostante la stabilità economica, il suo interesse non è mai stato limitato al guadagno. Preferiva osservare i processi, capire come funzionano le organizzazioni e misurarsi con problemi reali. Dopo Tesla, collabora con una no-profit americana, lavorando con studenti e micro-imprenditori su progetti di sviluppo concreto.
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Il viaggio continua a Praga, in Hewlett-Packard, e poi a Dublino, in una multinazionale del software. È in Irlanda che matura una svolta personale: una bicicletta regalata il primo giorno di lavoro diventa il simbolo di un nuovo stile di vita, più lento, più urbano, più consapevole.
La nostalgia di casa e un sogno coltivato da sempre lo riportano in Italia. Trevisan decide di unire le competenze tecnologiche all’agricoltura, immaginando una fattoria capace di vivere dentro la città. Nasce così Buoono Farm, una micro-farm a pochi chilometri dal centro di Milano.
Qui produce circa 250 chili di funghi commestibili a settimana, tra shiitake, cardoncelli e orecchioni. Le consegne avvengono con una bici-cargo elettrica, direttamente a ristoranti e mercati, riducendo al minimo l’impatto ambientale e accorciando la filiera.
La serra è controllata da un software che regola luce, temperatura, umidità e ventilazione. Il sistema è stato calibrato osservando la risposta delle colture, con l’obiettivo di ottenere una crescita costante e naturale. Per i substrati vengono utilizzati scarti alimentari e residui dei birrifici, trasformando i rifiuti in risorse.
Il progetto guarda oltre Milano. L’idea è replicare la micro-farm in altre città italiane, mantenendo dimensioni contenute e produzione locale. Un modello agricolo urbano che punta su tecnologia, sostenibilità e prossimità, in netto contrasto con le grandi filiere industriali.