Board of Peace di Trump: cos'è, chi aderisce e chi resta fuori nel nuovo asse globale
Presentato come piano per Gaza, il Board of Peace di Trump prende forma come organismo globale alternativo all’ONU. Le adesioni, le assenze e la presenza di Putin ridisegnano gli equilibri diplomatici e accendono tensioni in Europa.
Il Board of Peace non è più soltanto un progetto legato alla ricostruzione di Gaza. L’iniziativa promossa da Donald Trump si sta trasformando in una struttura internazionale con ambizioni estese, pronta a intervenire ovunque venga dichiarata una crisi di stabilità politica.
Lo statuto dell’organismo evita ogni riferimento diretto alla Palestina, ma attribuisce al Board il potere di ripristinare governi legittimi. Una formulazione che, nelle capitali europee, viene letta come il segnale di una possibile ingerenza sistemica, al di fuori dei meccanismi tradizionali del diritto internazionale.
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A Bruxelles la lettura è unanime: Trump punta a costruire una piattaforma diplomatica alternativa alle Nazioni Unite, capace di aggirare i tempi lunghi della mediazione multilaterale in nome di decisioni rapide e centralizzate sotto l’egida della Casa Bianca.
La partita ora si gioca sulle adesioni. Sono 52 i Paesi invitati a entrare nel progetto, ma solo pochi governi hanno già confermato ufficialmente la propria partecipazione in vista della firma prevista a Davos.
Tra i primi sì figurano Israele con Netanyahu, l’Argentina guidata da Milei, oltre a Ungheria, Azerbaigian, Kazakistan e Vietnam. Una geografia politica eterogenea che suggerisce la nascita di un nuovo blocco internazionale fuori dagli schemi tradizionali.
A scuotere le diplomazie occidentali è però la composizione del tavolo: tra i membri indicati compaiono Vladimir Putin e Alexander Lukashenko. Una presenza che ha provocato reazioni gelide a Londra e profondo imbarazzo in diverse cancellerie europee.
Per Kiev, l’ipotesi di cooperazione appare irrealistica. Volodymyr Zelensky ha riconosciuto apertamente l’impossibilità di condividere un progetto con chi ha dato avvio all’invasione del suo Paese, definendo incompatibile qualsiasi collaborazione con l’attuale leadership russa.
Nel frattempo, l’assenza di molti alleati storici degli Stati Uniti evidenzia una linea di frattura sempre più netta tra chi considera il Board of Peace uno strumento di equilibrio e chi lo vede come un tentativo di ridefinire le regole globali al di fuori dei trattati esistenti.
Il progetto, ancora in fase di definizione operativa, resta circondato da interrogativi sulla legittimità giuridica, sulla catena decisionale e sulla reale capacità di incidere nei conflitti senza alimentare nuove tensioni geopolitiche.