Francesco Gianello, 14 anni morto per tumore al femore: genitori a processo e al centro il metodo Hamer

Un ragazzo di 14 anni muore per un tumore al femore dopo cure alternative. I genitori finiscono a processo per omicidio con dolo eventuale: la Corte respinge il rito abbreviato e dispone nuovi accertamenti.

francesco gianello

La Corte d’Assise di Vicenza ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa dei genitori di Francesco Gianello, il ragazzo di 14 anni deceduto per un tumore al femore. La Procura contesta a madre e padre l’omicidio con dolo eventuale, ritenendo che le loro scelte abbiano inciso sui tempi della diagnosi e delle cure.

Secondo l’accusa, i genitori avrebbero progressivamente abbandonato i percorsi terapeutici indicati dai medici, affidandosi invece a trattamenti alternativi riconducibili alla cosiddetta dottrina Hamer. Una decisione che, per l’impianto accusatorio, avrebbe determinato un ritardo decisivo nell’avvio delle terapie oncologiche.

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Martedì 20 gennaio i due imputati, Martina Binotto e Luigi Gianello, si sono presentati per la prima volta in aula. Il collegio giudicante ha disposto l’acquisizione completa degli atti d’indagine e dei documenti provenienti dalla Procura dei Minori di Venezia, che in precedenza aveva aperto un procedimento per la sospensione della responsabilità genitoriale.

Tra il materiale acquisito figura anche un supplemento investigativo depositato di recente, relativo a conversazioni telefoniche avvenute dopo la notifica della chiusura delle indagini. La Corte ha inoltre stabilito che non verranno ascoltati testimoni, ma saranno chiamati a intervenire i consulenti tecnici delle parti e la madre del ragazzo.

I fatti risalgono al 2024 e sono emersi in modo completo solo dopo la morte del giovane, avvenuta all’ospedale San Bortolo di Vicenza. Una segnalazione ai servizi sociali era già stata inoltrata in precedenza, ma quando la situazione clinica dell’adolescente risultava ormai compromessa.

Francesco era affetto da un osteosarcoma al femore. Dopo una prima fase in cui la famiglia aveva seguito le terapie convenzionali proposte dai sanitari, i genitori si sarebbero rivolti a un medico padovano che applicava pratiche riconducibili alla Nuova medicina germanica. Il ragazzo è stato visitato in diverse strutture ospedaliere, tra cui Perugia, prima del ricovero finale a Vicenza.

Nel frattempo la Procura berica, con il pubblico ministero Paolo Fietta, aveva già avviato un’articolata indagine, raccogliendo documentazione clinica e testimonianze per ricostruire le scelte compiute nel percorso di cura.

Il cosiddetto metodo Hamer, noto anche come Nuova medicina germanica, viene descritto dagli esperti come un insieme di teorie prive di validazione scientifica. Secondo questa impostazione, il tumore sarebbe la conseguenza diretta di un conflitto psichico non risolto, un presupposto giudicato privo di fondamento.

Le principali organizzazioni impegnate nella ricerca oncologica sottolineano che tali teorie negano le basi scientifiche consolidate sul funzionamento dell’organismo e sulle malattie. Il rifiuto dei farmaci e delle cure mediche comporterebbe, nei pazienti che seguono queste pratiche, ritardi terapeutici capaci di trasformare patologie potenzialmente curabili in condizioni irreversibili.